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Commissione Statuto all'Ars No di Siciliani Liberi

antonella pititto

PALERMO - "Siamo ben lieti che il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè stia lavorando per la composizione della commissione Statuto che avrà un ruolo fondamentale nella trattativa per la piena applicazione della carta autonomista della Sicilia ma siamo seriamente preoccupati per le voci sulla scelta del presidente della commissione, quello di Elvira Amata non appare il profilo giusto per diversi motivi". Lo dice la presidente del partito indipendentista "Siciliani Liberi", l'avvocato Antonella Pititto. "La deputata Amata fa parte di Fratelli d'Italia che è il partito più centralista e lontano dall'identità siciliana, per cui questa scelta andrebbe senza dubbio nella direzione opposta a quella di avere una guida della commissione che abbia intrinsechi i valori autonomisti - afferma Pititto - Ovviamente nulla in contrario che sia una donna a guidare la commissione, anzi di donne in posti chiave ce ne vorrebbero molte di più".

Per Pititto inoltre "è fondamentale che a presiedere la commissione Statuto sia una persona competente e che conosca in profondità la carta statutaria". "Non è  questo il momento di scelte di partito per occupare poltrone - sostiene Pititto - Bisogna individuare un presidente che rappresenti i valori dell'autonomia perché abbiamo di fronte una trattativa importante con lo Stato sull'applicazione piena dello Statuto che rappresenta la chiave di volta sopratutto in materia finanziaria per lo sviluppo reale della nostra isola". "Noi Siciliani Liberi facciamo un appello al presidente Miccichè e all'intero Parlamento affinché la commissione sia rappresentata ai massimi livelli per portare avanti le istanze dell'autonomia finanziaria della Sicilia", conclude la presidente Pititto.

IL MOVIMENTO GIOVANILE DI SICILIANI LIBERI PROTESTA CONTRO L’AUMENTO DELLE TASSE UNIVERSITARIE

TASSE UNIVERSITARIE

Alla protesta delle associazioni studentesche per gli aumenti delle tasse universitarie, Micari offre risposte e soluzioni che ci saremmo aspettati da un contabile di bottega. Lo invitiamo a smettere i panni del ragioniere e a dare risposte confacenti al Rettore di uno dei principali atenei della Sicilia e dell'intero Sud Italia. Il tema degli aumenti delle tasse universitarie va letto alla luce degli indicatori socio-economici e dei dati statistici che dimostrano l’esistenza di una drammatica “questione meridionale” anche nell'ambito dell'istruzione universitaria. I recenti rapporti dello Svimez indicano che sempre più giovani, sia studenti che laureati, emigrano dalle regioni del Sud Italia andando ad arricchire il tessuto socio-economico del Centro-Nord. Tra le regioni più colpite da questo esodo spicca proprio la Sicilia, affiancata dalla Puglia. Per il Sud i danni economici provocati dall'emigrazione studentesca sono stimati in 3 miliardi di euro annui a causa dei mancati consumi pubblici e privati, a tutto vantaggio dell'economia centro-settentrionale. A ciò si aggiunga che il totale di spesa pubblica “persa” per formare laureati destinati ad emigrare al Centro-Nord ammonta a 1,8 miliardi di euro l’anno. Inoltre, secondo il “Rapporto sul Benessere equo e sostenibile” elaborato dall'Istat, in Sicilia oltre 38 giovani su 100 non lavorano né studiano (sono i cosiddetti “neet”) e Palermo è la città metropolitana con il dato più allarmante d'Italia (41,5%). Il quadro, già di per sé grave ed angosciante, è reso ancora più drammatico dal tasso di disoccupazione giovanile, che in Sicilia sfiora il 60%. Sono queste le condizioni che determinano il minor gettito per gli atenei e su cui bisogna intervenire. In un simile contesto, l'aumento delle tasse universitarie per le fasce sociali a medio reddito non farà altro che aggravare la situazione complessiva dell'ateneo palermitano.

A decine di migliaia di giovani siciliani è stata da tempo tolta la speranza di costruire un futuro dignitoso nella propria terra. Il compito delle università pubbliche del Sud dovrebbe essere quello di contribuire ad invertire le terribili tendenze in atto, agendo da stimolo per l'innovazione ed il progresso socio-economico, con azioni anticicliche. Quello che Micari non dice, adottando provvedimenti che assecondano le tristi dinamiche presenti, è che il sistema universitario italiano è congegnato in modo tale che le università del Sud debbano raschiare il fondo del barile pur di sopravvivere. Se non interverranno profondi cambiamenti nella distribuzione dei fondi pubblici, la prospettiva che ci attende è l'ulteriore ridimensionamento, per non dire la chiusura, delle università meridionali e in particolare di quelle siciliane. Micari, piuttosto che tentare di far quadrare i conti sulle spalle delle famiglie siciliane, si faccia portavoce – insieme ai rettori degli altri grandi atenei del Sud Italia – di una giusta battaglia: richieda al governo italiano, come suggerito di recente dalla “Rivista economica del Mezzogiorno” pubblicata dallo Svimez, l’istituzione di un fondo di riserva per gli atenei del Sud e maggiori risorse pubbliche, in modo da sanare i fortissimi squilibri esistenti tra università di Serie A, tutte al Centro-Nord, e università di Serie B, ovviamente tutte concentrate al Sud.

‘SICILIANI LIBERI’ SI SCHIERA CON SINDACO MESSINA LOMONTE: “DE LUCA SLEGATO DA PARTITI E’ UNA OPPORTUNITA’"

DeLuca SIndqco

PALERMO - “Oggi Messina ha una grande opportunità: un sindaco slegato dai partiti italiani, un sindaco dalle mani libere, con orientamento sicilianista, che può fare realmente gli interessi della città”. Lo dice il segretario dei “Siciliani liberi”, Ciro Lomonte.

“Il nostro partito è disponibile a un dialogo costruttivo, a partire dai propri punti programmatici che riguardano la città - aggiunge Lomonte - Bisogna sviluppare Messina rispettandone la vocazione marittima e commerciale. Bisogna valorizzare il ‘marchio’ Messina a partire dalla sua identità e dalla sua cultura. La città del Faro è stata straordinariamente ricca e bella, fino al 1908, anche a motivo del suo essere valorosa sentinella della nostra libertà”.

Gli indipendentisti “ritengono che le espressioni autenticamente civiche e territoriali rappresentino il futuro per il governo della nostra isola”. “Dialogando con esse il Movimento intende proseguire un percorso politico che permetta alla Sicilia di emanciparsi da tutti i partiti italiani, da sempre a trazione nordista e mai sinceramente al servizio del bene dei siciliani - sostiene Lomonte - È il momento della responsabilità, è ora che i siciliani alzino la testa. Ogni giorno un numero sempre maggiore di cittadini, adesso di messinesi, si rende conto che solo i siciliani possono fare gli interessi dei siciliani”.

 

 

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"La Sicilia di oggi è una colonia, una colonia d’Italia, sfruttata selvaggiamente dall’esterno e dall’interno, mentre ai Siciliani è negata ogni dignità, essendo loro assegnato invariabilmente il ruolo dei parassiti..."

Il manifesto

"Nella Sicilia che vogliamo la politica sarà servizio a favore dei cittadini e non mezzo per acquisire ricchezza e potere e questa metterà la persona umana, la famiglia, il lavoro e la solidarietà al centro della propria azione."

Lo statuto

"È costituito il Movimento “SICILIANI LIBERI”. Scopo primario del Movimento è il conseguimento della piena sovranità della Sicilia, da realizzare con mezzi democratici, pacifici e la difesa dei diritti dei siciliani."

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