Manifesto per lo Stato di Sicilia

La Sicilia di oggi è una colonia, una colonia d’Italia, sfruttata selvaggiamente dall’esterno e dall’interno, mentre ai Siciliani è negata ogni dignità, essendo loro assegnato invariabilmente il ruolo dei parassiti e dei mafiosi. La Sicilia di oggi non è un paese libero, un paese dove vivere serenamente la propria vita.

Non è più sopportabile assistere al continuo esodo dei nostri giovani, costretti a cercare il loro futuro all'estero ed ad abbandonare la propria casa ed i propri affetti. Con loro se ne va il nostro futuro e la nostra speranza.

E invece l'avvenire dei nostri figli e delle generazioni future deve essere qui, in questa Terra mitica, ricca di bellezza, di cultura e di tradizioni che noi dobbiamo difendere e saper usare per i nostri bisogni e per il nostro progresso, nel rispetto dell'ambiente per tramandare anche a chi verrà dopo di noi il tesoro che abbiamo ricevuto.

La Sicilia di oggi, antica e nobile nazione europea senza stato proprio, ha un governo, quello dello Stato italiano che non ha mai rispettato in 70 anni lo Statuto di Autonomia che forse sarebbe stato un buon compromesso per difendere i nostri diritti elementari e il nostro diritto all’eguaglianza con gli altri cittadini e alla sopravvivenza. La Sicilia di oggi, con la complicità di una classe politica ascara e corrotta, è letteralmente calpestata. I Siciliani pagano le tasse più alte d’Italia, hanno i servizi peggiori e la loro dignità e la stessa identità sono negate da un linciaggio senza fine.

Per questa ragione abbiamo deciso di andare oltre lo Statuto e lo stesso federalismo o confederalismo, che potranno essere solo tappe verso la completa libertà della Sicilia. Abbiamo chiamato a raccolta tutti i Siciliani che ancora si sentono orgogliosi di esserlo ed abbiamo innalzato il vessillo dell’Indipendenza, come ai tempi del Vespro.

Il movimento “Siciliani Liberi” punta quindi alla costituzione di uno Stato di Sicilia dotato di piena indipendenza e sovranità, uno Stato per una libera nazione che dovrà riacquistare il posto che le spetta tra i popoli liberi, crocevia nel Mediterraneo tra popoli e culture. I corrotti, i mafiosi, e i parassiti privilegiati cui ci ha consegnato la dominazione italiana saranno estromessi dal potere, puniti, cacciati via. Noi ricusiamo il legame politico con l’Italia, ormai evidentemente fallito, e puntiamo a considerare l’Italia il nostro migliore amico, cui ci legano secoli di vicinanza, di lingua comune, ma mai più il nostro padrone.

Il nostro Movimento s’inserisce nella riscossa sovranista dei popoli contro una globalizzazione, guidata da pochi speculatori, che oggi sta affamando e destabilizzando il mondo intero. Il nostro Movimento è alternativo a tutti i partiti e gli schieramenti italiani che oggi inopportunamente rappresentano la Sicilia; un’alternativa per tutti quei cittadini onesti e laboriosi che non possono e non devono più sopportare le scelte austere e vessatorie di una classe politica tanto corrotta quanto asservita alla finanza internazionale che sta strangolando intere famiglie ed imprese.

La Sicilia che vogliamo sarà uno Stato democratico, libero, pacifico, e tutelerà i fondamentali diritti sociali della persona umana. Nessuno sarà lasciato indietro ai margini della società.

La Sicilia che vogliamo sarà padrona a casa propria. Mai più altri dovranno decidere quante tasse dovremo pagare o portarsi via le nostre risorse per risanare il loro debito pubblico.

La Sicilia che vogliamo avrà la piena sovranità fiscale e monetaria, e con questa non avrà bisogno di spremere di tasse i propri cittadini per dare servizi e realizzare infrastrutture.

La Sicilia che vogliamo si riapproprierà della propria storia, della propria lingua, della propria identità nazionale.

La Sicilia è per natura ricca, e basterà a sé stessa. La Sicilia potrà permettersi una fiscalità vantaggiosa, una stabile valuta propria, almeno per le transazioni interne, una piena autosufficienza energetica e alimentare. La pubblica amministrazione, che sarà mantenuta nei settori strategici, farà il più ampio ricorso all’informatizzazione e potrà essere così snella e amica delle famiglie e delle imprese, anziché una burocrazia faraonica e ostile al progresso economico della Sicilia.

Nella Sicilia che vogliamo la politica sarà servizio a favore dei cittadini e non mezzo per acquisire ricchezza e potere e questa metterà la persona umana, la famiglia, il lavoro e la solidarietà al centro della propria azione.

Sappiamo che il compito che ci attende è dei più difficili, ma non per la potenza dell’oppressore quanto per la rassegnazione e i complessi degli stessi oppressi: risvegliare le coscienze dei Siciliani e fare rinascere dentro di loro quel sentimento di orgoglio e di appartenenza sarà il solo strumento che potrà dare la forza necessaria a cacciare collaborazionisti e profittatori dalle nostre istituzioni cui gli oppressi sono stati finora legati da un torbido rapporto di fiducia elettorale, questo spesso estorto col bisogno, con l’ignoranza, con la mancanza di autostima. Ma sappiamo che la Sicilia ha dentro di sé le risorse morali per vincere questa guerra, e per risorgere dalle proprie ceneri, come la Fenice, più bella e felice che mai.

La Sicilia che faremo, governata da una nuova classe dirigente, onesta, capace e competente, saprà sfruttare al meglio le proprie risorse, garantirà a tutti i propri cittadini di potere progettare nel proprio paese la propria vita, e sarà una terra di benessere e di civiltà.

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