Catania

CATANIA – #Innovazione #Identità e #Bellezza: si racchiudono in questi tre punti chiave le dieci proposte che i “Siciliani Liberi” hanno consegnato al candidato sindaco di Catania, Emiliano Abramo, con il quale prosegue il confronto per una intesa in vista delle elezioni amministrative di giugno. “L’impegno dei candidati di “Siciliani Liberi” alle amministrative, in un progetto civico e lista civica per la città, scaturisce dalla volontà di contribuire ad una rinascita di Catania – sostiene il movimento - Le valutazioni politiche mirano allo sviluppo della città e la risoluzione di problematiche rimaste nel cassetto con le precedenti amministrazioni”. Per ’Siciliani liberi’ “serve un progetto costruttivo per la Sicilia tutta e per Catania nello specifico, dove la volontà di persone pulite e il supporto di idee fortemente identitarie siano la chiave di volta per una città proiettata nel futuro, in un territorio unico e prezioso, le radici forti dell’appartenenza ad una comunità dalla storia millenaria: come un albero di ulivo genera nuovi frutti”. Il programma degli indipendentisti punta a: trasparenza amministrativa, pianificazione urbanistica, una città accogliente per i cittadini e i turisti, la centralità della famiglia, l'economia circolare per lo sviluppo e la crescita, la mobilità e servizio pubblico, bilancio e funzione pubblica, fiscalità di vantaggio (zona franca urbana, Zes, porto franco), moneta complementare metropolitana, politiche per gli animali.
Nei prossimi giorni seguiranno incontri di definizione per il programma e le candidature al Consiglio comunale di Massimiliano Vertillo e Maria Pulvirenti, per i consigli circoscrizionali Luca Bonaccorsi per la 6^ Circoscrizione San Giorgio-Librino-San Giuseppe La Rena - Zia Lisa - Villaggio Sant'Agata, Alessio Nicolosi per la 3^ Circoscizione Borgo - Sanzio.

diga rosamarina caccamo

PALERMO - “Le abbondanti piogge su Scillato e Piana degli Albanesi, che si uniscono al nubifragio che domenica scorsa ha portato altri milioni di metri cubi di acqua nel palermitano e alle forti piogge di marzo e febbraio ci dicono che la decisione del governo regionale di mantenere lo stato di emergenza idrica con la scusa della siccità è ridicola”. Lo sostiene il segretario dei “Siciliani Liberi”, Ciro Lomonte commentando la decisione della Regione di razionare l’acqua nelle città se non dovesse più piovere sino a dicembre “perché così si penalizzano gravemente gli agricoltori”.

“Tutto ciò sarebbe irrazionale se non ci fosse il dubbio della malafede – aggiunge - Come spiegare altrimenti la disinformazione mediatica sull’argomento? - continua Lomonte - Bisogna uscire dall’immobilismo. Il nuovo dirigente generale Cocina sta facendo bene con i rifiuti, sferzando i sindaci inadempienti e puntando finalmente sulla vera raccolta differenziata: quella con gli impianti di compostaggio. Adesso, deve fare lo stesso con l’acqua”.

Per uscire definitivamente “da situazioni disastrose come quelle che Musumeci ha trovato insediandosi”, per i ‘Siciliani Liberi’ bisogna completare le dighe in sospeso, collegando quelle che non lo sono; riparare le condotte strategiche come il nuovo Scillato; recuperare le acque depurate che invece vengono buttate a mare; solarizzare i bacini dei Consorzi di bonifica, sgravandoli dai costi delle bollette e diminuendo le perdite per l’evaporazione estiva.

“Abbiamo immense risorse a disposizione – conclude Lomonte - sarebbe da incoscienti non utilizzarle. I siciliani non possono attendere oltre risposte concrete alle loro necessità”.

No war on Syria

PALERMO – “La crisi siriana continua a preoccupare il mondo. Il presunto attacco chimico avvenuto a Duma il 7 aprile scorso, rapidamente addebitato al governo siriano come in altri casi analoghi, ha aperto la strada ad una nuova e pericolosa escalation diplomatica che potrebbe degenerare in un confronto militare tra i principali attori dello scacchiere mondiale”. A esprimere preoccupazione è il movimento indipendentista ‘Siciliani Liberi’.

“Da Stati Uniti, Regno Unito e Francia è giunta l'esplicita minaccia di una reazione armata per “punire” il presidente Assad. Dal canto suo la Russia, principale alleato del governo di Damasco, ha posto in evidenza i rischi a cui il mondo andrebbe incontro in caso di ritorsioni militari realizzate fuori da qualsiasi mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - prosegue il movimento - Forse non è un caso se nelle ultime 24 ore, dopo un tweet decisamente poco felice indirizzato alla Russia nella giornata di mercoledì, anche il presidente statunitense Donald Trump sembra aver fatto almeno parzialmente marcia indietro. In Europa, mentre la Germania appare molto defilata, il paese più convinto della necessità di un intervento militare è la Francia, ma il presidente Macron ha evitato di sbilanciarsi sulle tempistiche e gli obiettivi logistici dell'ipotetico intervento”.

Palazzo dOrleansPALERMO - "Stretto da un bilancio impossibile, e anche per dare finalmente contenuto ai sin troppi annunci dell'assessore Gaetano Armao, finalmente un atto, il primo dopo mezzo anno, per ridare qualcosa di ciò che spetta alla Sicilia da parte dello Stato". Così il prof. Massimo Costa di "Siciliani Liberi" commenta l'emendamento del governo Musumeci con il quale si iscrivono in bilancio 600 milioni in entrata per "compensare" proprio la quota eccessiva pagata dalla Sicilia o per il "ripianamento dell'indebitamento pubblico regionale".

"Molti siciliani non ne sanno nulla, ma la Sicilia paga da circa un decennio una quota della spesa sanitaria, che si è accollata in cambio di una partecipazione sulle accise petrolifere, ma che lo Stato non ha mai dato - afferma Costa - Bene rivendicare questi 600 milioni l'anno, ma inquadriamo meglio il problema. Oggi lo Stato introita circa 5 miliardi l'anno, un terzo dell'intero bilancio della Regione, sotto forma di accise petrolifere, oltre a 1 miliardo di entrate da giochi e scommesse,  queste le entrate che per Statuto spetterebbero allo Stato, quando le spese che per Statuto sono a carico dello Stato costano non più della metà di questa somma".

   "C'è anche un pregresso da recuperare. Temiamo che, quando la riconversione del petrolchimico sarà terminata, e non ci saranno più entrate significative di questo tipo, allora, e solo allora, ci sarà riconosciuta questa compartecipazione, lasciandoci quindi solo i danni incalcolabili all'ambiente - avverte il prof. Costa - Musumeci non può però circoscrivere la questione finanziaria ad alcune azioni spot, come questa. Deve rinegoziare tutto e non ne parla mai a sufficienza. Quello che lo Stato deve ogni anno alla Sicilia viaggia su un ordine di grandezza di almeno uno zero in più. Il 'furto con destrezza' di cui parla il presidente è molto, molto più ampio di questa vecchia vertenza sulla spesa sanitaria - insiste Costa - Non possiamo dirci soddisfatti, anche se si va finalmente nella direzione che soltanto noi abbiamo sempre messo in cima all'agenda politica".

   "Gli indipendentisti, ancora, temono che si tratti di un annuncio inefficace, come già tanti altri in passato, a giudicare dalle precedenti esperienze, annuncio destinato a non andare mai oltre a una 'posta-ombra' nel bilancio della Regione", conclude il co-fondatore di 'Sicilia liberi'.

AEREI caccia

PALERMO, 14 APR - "La Sicilia viene usata per scopi militari del tutto estranei alle finalità difensive della Nato, e viene trascinata in guerre che non ci appartengono. Come atto urgente il presidente della Regione, nel rango di ministro della Repubblica, dovrebbe quanto meno chiedere la convocazione d'urgenza del Consiglio dei ministri italiano, per vietare, semplicemente, l'uso delle basi militari ubicate in Sicilia in un'escalation che potrebbe davvero condurre ad un confronto nucleare senza ritorno". Così il segretario dei 'Siciliani Liberi', Ciro Lomonte, commenta la crisi internazionale attorno alla Siria e il ruolo delle basi militari nell'isola. Gli indipendentisti siciliani si dissociano da quella che definiscono "una guerra d'attacco contro un Paese sovrano, non ritenendo credibili i pretesti indimostrati di uso di armi chimiche da parte del governo siriano, che potrebbero ben essere una 'false flag', non meno delle celeberrime 'armi di distruzione di massa' che, nel 2003, avrebbe avuto il governo dell'Iraq e con cui è stata giustificata un'altra aggressione da cui è nato solo il caos, come caos è definita la conseguenza dell'intervento occidentale nella vicina Libia".
"E' ora di riconsiderare la concessione di basi e strutture, come Sigonella o il Muos, fuori dalla Nato, direttamente agli Usa, poi trasformate in strumento di guerra, vera minaccia per la vita e la sicurezza di milioni di siciliani", aggiunge Lomonte.

Syria

di Fabio Petrucci 

La crisi siriana continua a preoccupare il mondo. Il presunto attacco chimico avvenuto a Duma il 7 aprile scorso – rapidamente addebitato al governo siriano come in altri casi analoghi – ha aperto la strada ad una nuova e pericolosa escalation diplomatica che potrebbe degenerare in un confronto militare tra i principali attori dello scacchiere mondiale.

Da Stati Uniti, Regno Unito e Francia è giunta l'esplicita minaccia di una reazione armata per “punire” il presidente Assad. Dal canto suo la Russia, principale alleato del governo di Damasco, ha posto in evidenza i rischi a cui il mondo andrebbe incontro in caso di ritorsioni militari realizzate fuori da qualsiasi mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Forse non è un caso se nelle ultime 24 ore, dopo un tweet decisamente poco felice indirizzato alla Russia nella giornata di mercoledì, anche il presidente statunitense Donald Trump sembra aver fatto almeno parzialmente marcia indietro. In Europa, mentre la Germania appare molto defilata, il paese più convinto della necessità di un intervento militare è la Francia, ma il presidente Macron ha evitato di sbilanciarsi sulle tempistiche e gli obiettivi logistici dell'ipotetico intervento.