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“Sono trascorsi 50 anni dal terremoto che ha sconvolto il Belice, agli effetti devastanti sull’ambiente si sono aggiunti i danni provocati da una doppia colonizzazione; quella economica, basti pensare che il Belice ha ricevuto meno di un terzo dei fondi assegnati al Friuli dopo il terremoto che colpì la regione nel 1976, e quella architettonico-urbanistica, è sufficiente confrontare la bellezza dei ruderi di Poggioreale con il paese anonimo attuale, con il Cretto di Burri a rappresentare un inquietante sudario nel quale sono state avvolte e seppellite simbolicamente le speranze dei belicini.”.

Lo dice Circo Lomonte, segretario politico del movimento ‘Siciliani liberi’, nell’anniversario del terremoto che colpì il Belice nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968. Lomonte mette a confronto quanto accaduto nel Belice con la ricostruzione nel Val di Noto dopo il terremoto del 1693. “La popolazione si rimboccò le maniche e costruì capolavori di barocco siciliano, con una fortissima identità che ancora permane e affascina, ma era il tempo del Re di Sicilia e del vicerè - aggiunge Lomonte - E c'è ancora chi si meraviglia pure che i suggestivi paesi del Belìce si spopolino”

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