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Nei giorni scorsi il "popolo del Vespro" ha risposto presente con un migliaio di partecipanti, appartenenti a una trentina di partiti politici e associazioni culturali indipendentiste che, per le vie di Palermo, hanno rievocato il Vespro del 30 marzo  1282, in cui il popolo siciliano  si è battuto contro i dominatori angioini e ha proclamato la Repubblica Siciliana.

E' stata quella di Palermo, ovviamente, un'occasione per riunire molti di quei movimenti e associazioni che si stanno da tempo impegnando sul fronte di una nuova richiesta forte e determinata di autonomia per l'isola, contestando anche duramente i partiti tradizionali e i governi che si sono succeduti, soprattutto a Roma, ma anche a Palermo, e che hanno sempre più spogliato l'Isola dalle sue prerogative che derivavano anche dal regime di Regione a Statuto speciale.

Uno status che avrebbe dovuto concedere alla Sicilia opportunità per accorciare le distanze dal resto del Paese, ma che, invece, è stato male utilizzato e senza mai dare reali vantaggi alla Sicilia.

Ricollocando l'evento del Vespro, all'attuale incresciosa situazione economica in cui versa la Sicilia - spiegano i responsabili del movimento Siciliani Liberi - è necessario riprendere in mano il nostro destino e batterci per l'autodeterminazione, in quanto lo Stato italiano continua a calpestare i diritti garantiti dallo Statuto autonomo, con l'avallo degli ascari che si sono succeduti  negli anni al governo della regione, e ancora oggi con l'eventuale approvazione del regionalismo differenziato a favore delle regioni del nord, si tenta di violare per l'ennesima volta lo Statuto, condannando la Sicilia ancor più al sottosviluppo e impoverimento del popolo siciliano.

Mentre il governo italiano discute sulla TAV, le nostre strade e pseudo autostrade cadono a pezzi, mentre si discute su come fermare gli immigrati, i nostri ragazzi sono costretti ad emigrare per trovare un lavoro.

 E' ora di dire basta, siamo un popolo che non si arrende, chiediamo da subito l'attuazione integrale dello Statuto, vogliamo una Sicilia prospera di "bonu statu e libirtati".

LA SICILIA

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