Spezzata

IL GRAN RIFIUTO DELLE ISOLE

C’è un dato clamoroso in queste elezioni europee di cui a malapena parleranno i giornali in questi giorni, ma che per noi sicilianisti è quello politicamente di maggior rilievo.

Le Isole, costrette dalla legge elettorale a dover scegliere nel cartello dei partiti italiani, si sono semplicemente rifiutate di votare. La somma degli astenuti, dei voti bianchi e delle schede nulle, in Sicilia fa il 64%, un dato che non può più essere sottaciuto o identificato come semplice disinteresse al voto.

Siamo ben consapevoli che solo una piccola parte, oggi non valutabile con esattezza, ma tutt’altro che trascurabile, di questa valanga di astensioni viene proprio dal mondo sicilianista al quale la legge elettorale ha impedito di presentarsi a queste elezioni, tra i quali certamente anche i nostri elettori.

Sarebbe velleitario rivendicare tutto o gran parte di questa astensione, certo. Il punto non è questo, anche se ci eravamo dati l’obiettivo di far superare al non voto almeno il 60% e questo obiettivo è stato pienamente raggiunto e anzi superato.Il punto è che lo scollamento tra i partiti italiani e la Sicilia è ormai totale e definitivo.

Solo chi è cieco o in malafede può tacerlo.

Da oggi in poi nessun partito può dire di rappresentare legittimamente i Siciliani.

La classe politica degli ascari, con questo voto minimale è stata completamente delegittimata, e la fase storica in cui, bene o male, i Siciliani delegavano loro, il loro consenso, si avvia alla conclusione.

Resta un terzo dei siciliani a seguirli: molti dei quali di malavoglia, chi per necessità di un favore vitale, chi per vecchia abitudine al voto, chi solo per paura che “un altro” che si odia troppo salga nelle percentuali, e solo una sparuta minoranza perché ancora crede, o molto più probabilmente ha qualche interesse personale, in questa carcassa ormai logora dei partiti italiani.

Naturalmente questa è solo la prima metà dell’opera. Non ci facciamo illusioni e non cantiamo vittoria.

La seconda metà però inizia da qui.

I Siciliani, una volta accertato che non sono più rappresentati dalla quaterna o cinquina di soggetti obbligati, più o meno tutti d’accordo nell’affossare la nostra Terra, devono organizzarsi da domani mattina per dare un’offerta politica alternativa.

Con questi numeri ora si può.

Con questi numeri è possibile espugnare i collegi uninominali alle prossime politiche, arrivare all’ARS alle prossime regionali, liberare a uno a uno i nostri 390 Comuni.

Lotta dura, ma non più impossibile.

Con questi numeri finalmente i nostri avversari hanno dimostrato tutta la loro debolezza ed è ora che i Siciliani comincino a credere nella loro forza e quindi a vincere. In questo Siciliani Liberi, insieme a tutte le forze politiche siciliane democratiche che incontrerà per strada, almeno sinceramente autonomiste, se non proprio indipendentiste, è pronta a fare la propria parte, anzi - lasciatecelo dire - Siciliani Liberi è in questo momento la più grande speranza per questa Nazione europea negata, una nazione a cui è stata negata la possibilità di votare a queste elezioni europee.

Per quanto riguarda invece gli esiti delle percentuali dei pochi che sono andati a votare in Sicilia, semplicemente “no comment”: sono dati troppo drogati dall’altissima astensione per potere assumere qualunque interesse politico.

Da oggi, insieme ai Sardi, facciamo sì che questa rottura di fatto con il colonialismo italiano si avvii ad esserlo anche di diritto per ridare una voce a un Popolo negato.

Da oggi comincia la vera liberazione della Sicilia.

Per il resto aspettiamo solo il dato definitivo per sapere quanti eurodeputati “ascari” delle Isole sono letteralmente saltati nel Collegio per questo moto di ribellione silenzioso; ribellione che tutti farebbero bene a non sottovalutare.

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