Bandiera Sicilia TpOggi

Un parere personale (e "visionario") a proposito dell'astensionismo e della carenza di rappresentatività dei partiti italiani in Sicilia:

Il mondo "sicilianista", che idealmente va dagli autonomisti non organici al sistema partitico italiano agli indipendentisti "duri e puri", si trova oggi davanti ad una responsabilità storica.

Una responsabilità storica per cui forse questo mondo, purtroppo, non è ancora pienamente pronto e maturo, ma su cui si dovrebbe iniziare a lavorare seriamente, perché mai quanto oggi si stanno materializzando dei varchi da poter sfruttare grazie alla profonda "stanchezza" dell'elettorato siciliano.

Non abbiamo tanto bisogno di un generico appello alla "unità" delle forze sicilianiste o di quelle più specificamente indipendentiste.

Abbiamo molto più bisogno di una leale e concreta collaborazione tra di esse al di là dei personalismi; una collaborazione che, anziché tendere ad appiattire le differenze ideologiche esistenti, sappia trarne vantaggio per il raggiungimento di quello che dovrebbe essere l'obiettivo principale per il medio periodo, ossia la "sostituzione" del sistema dei partiti italiani con partiti solo siciliani, traguardo propedeutico all'emancipazione politica della nostra terra.

Ad oggi esiste un solo movimento indipendentista che abbia avuto la forza e la volontà di presentarsi alle elezioni regionali del 2017 (oltre che alle comunali di Palermo dello stesso anno).

Quel movimento è Siciliani Liberi ed esso ha la legittima ambizione di rappresentare il baricentro politico dell'indipendentismo siciliano.

Da qui la necessità del suo mantenersi ideologicamente e politicamente in equilibrio tra istanze di "destra" e di "sinistra"; da qui la sua obbligata prudenza su tematiche potenzialmente divisive come l'immigrazione e le questioni eticamente sensibili; da qui il suo costituire quasi una forma di indipendentismo "civico" e trasversale alla maniera dello Scottish National Party.Ma detto questo, se il mondo indipendentista fosse maturo a sufficienza, sarebbe persino auspicabile che al fianco di Siciliani Liberi e della sua collocazione "centrale" gli altri gruppi e movimenti sicilianisti riuscissero ad organizzarsi politicamente ed elettoralmente.

L'indipendentismo non è una categoria ideologica, ma un'aspirazione che può avere connotati più o meno nazionalisti, più o meno conservatori, più o meno liberali, più o meno progressisti, più o meno socialisti e via discorrendo. Se gli elettori siciliani avessero a disposizione numerose alternative siciliane ai partiti italiani, la via verso l'affrancamento dal colonialismo tricolorato sarebbe in discesa.

Se esistesse un partito di sinistra indipendentista, per esempio, potrebbe intercettare voti in uscita dal Pd, dai partiti a sinistra del Pd, da alcuni settori del M5S.

Allo stesso modo, un partito di destra indipendentista, con posizioni piuttosto marcate su temi come l'immigrazione e la famiglia, potrebbe costituire un argine alla infiltrazione coloniale di Salvini.

E via dicendo per le altre collocazioni ideologiche (potrebbe persino esistere un partito degli indipendentisti europeisti). Molti elettori votano in base all'affezione ideologica, a determinati temi che ritengono prioritari rispetto ad altri, è un dato di fatto di cui occorre tenere conto.Siciliani Liberi e le altre forze indipendentiste e sicilianiste, pur nella netta distinzione ideologica, potrebbero poi fare blocco comune come accade in Catalogna e come ogni principio di ragionevolezza suggerirebbe. Sarebbe questa, forse, la via maestra per dare rappresentanza politica ai siciliani e spazzare definitivamente via i partiti colonialisti.

La domanda però è: siamo maturi a sufficienza per poter iniziare a ragionare in quest'ottica?

Forse ancora no, eppure le lancette della storia iniziano a girare in una direzione che potrebbe essere propizia.

 

Fabio Petrucci

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