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Zaia mente ancora sul regionalismo differenziato

Vuole vendere, con la complicità della Lega, questa “riforma” come una semplice devoluzione di funzioni amministrative, finanziate da una semplice compartecipazione ai tributi erariali che consenta di svolgere le funzioni delegate. Se fosse così non avremmo molto da obiettare.

Il problema è un altro, e cioè che questa lettura non è affatto vera. Lo abbiamo scritto a Zaia, ma ha risposto non rispondendo sul punto, o meglio ribadendo con arroganza che per lui è legale e basta. Ma noi non smettiamo di denunciarlo.

Oggi le imposte maturano su tutto il territorio nazionale ma sono riscosse solo nelle regioni più ricche, nelle quali le maggiori imprese hanno sede. In questo modo, garantendo una compartecipazione sul riscosso in loco anziché sul maturato, l’Autonomia che viene richiesta si fonda letteralmente sul gettito prelevato dalle altre regioni.

Le tasse maturano (anche) nelle regioni più povere ma poi sono riscosse e attribuite (solo) alle regioni più ricche. Una truffa, che grida giustizia e vendetta.

E poi, se siamo uniti (ribadiamo il se, perché al limite noi non ci teniamo) è OBBLIGO dello Stato prima definire e garantire i livelli essenziali di prestazioni (LEP) per tutte le regioni, e solo l’eccedenza può essere regionalizzata. Senza contare che oltre a garantire i LEP lo Stato ha l’obbligo di dare alle regioni marginali quelle dotazioni infrastrutturali che consentano di colmare il ritardo.

Oggi lo Stato fa esattamente il contrario: in Lombardia per la sanità si spende pro capite il 50% in più che in Sicilia. Con queste risorse è ovvio che la sanità funzioni meglio. Le spese per le infrastrutture al Mezzogiorno sono risibili e in Sicilia praticamente inesistenti. In queste condizioni blindare la spesa pubblica al sud equivale a dare UFFICIALMENTE CITTADINANZE DI SERIE INFERIORI a tutti gli abitanti del Mezzogiorno. Un apartheid alla luce del sole. Questa battaglia non potrà mai essere vinta dal Nord. Perché è devastante. O la revocano o ci danno immediatamente l’indipendenza. Non possono pensare di tenerci come colonie interne in eterno e credere che noi lo accetteremo senza battere ciglio.

 

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