ZESLe ZES recentemente perimetrate in Sicilia (zone economiche speciali) si inseriscono nel quadro di una serie di interventi per il Mezzogiorno, volti a creare una sorta di piccoli punti e porti franchi (o qualcosa del genere) con lo scopo di attrarre investimento e sviluppo.
Ci teniamo a dire che il dibattito sulle ZES è nato da quando Siciliani Liberi ha lanciato il progetto per inquadrare le prerogative dello Statuto all’interno delle specificità riconosciute dall’Unione Europea alle regioni insulari.
I partiti italiani si sono letteralmente “appropriati” dell’idea, svuotandola però di ogni contenuto realmente interessante e piegandola - come sempre - a interessi coloniali esterni ai nostri territori.
La ZES proposta dai Siciliani Liberi mira a costituire tutto il territorio regionale in ZES integrale, con fiscalità di vantaggio, assenza di dazi per i beni d’importazione non agro-alimentari, IVA ridotta, possibilità di adozione di moneta complementare e semplificazioni amministrative per gli insediamenti produttivi.
Un provvedimento che, da regione insulare e transfrontaliera, sarebbe perfettamente in linea con i nostri diritti, peraltro garantiti anche da uno Statuto che sarebbe parte integrante della Costituzione italiana.
Queste ZES, invece, ridotte a pochi capannoni nelle aree portuali, non servono alla Sicilia, né al Sud, quanto piuttosto ai soli investitori esterni, e non sono in grado di apportare significativi miglioramenti a un’economia - quella siciliana - che invece avrebbe bisogno di una vera e propria terapia economica da shock della domanda e dell’insediamento infrastrutturale.
Siciliani Liberi continua a farsi portatrice del proprio progetto, ben più ampio di ZES integrale, l’unico oggi in grado di dare ristoro ad un’economia prostrata e di fermare un’emorragia demografica che rischia di compromettere la stessa sopravvivenza di molte delle nostre comunità.

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