mattarella conteDopo una gestazione assai travagliata è nato il governo di coalizione tra M5S, PD e LeU. Si è chiusa cosi la crisi di governo, ma rimane più che mai aperta ed evidente la crisi politica che attanaglia l'Italia. Una crisi che affonda le proprie radici soprattutto nella incapacità, o meglio, nella non volontà di affrontare il nodo dello squilibrio territoriale e sociale, che si è fatto via via più marcato e la cui soluzione non può essere individuata attraverso logiche che rimangono all'interno del sistema istituzionale e politico che tale squilibrio ha contribuito ad accrescere.

Il governo appena nato è per molti versi simmetrico a quello precedente: legittimo dal punto di vista costituzionale, anomalo dal punto di vista politico.

La legittimità del nuovo esecutivo, come quella del governo giallo-verde, deriva dall'applicazione della costituzione e sarà tale fino a quando il parlamento italiano gli darà la propria fiducia. Lasciamo ad altri i proclami del tipo “diamo la parola agli elettori” e gli umorali commenti basati su estemporanei sondaggi su cosa vogliono gli italiani. I governi si costituiscono sulla base delle maggioranze che si formano in parlamento.

Ciò non toglie che siamo di fronte ad una evidente anomalia politica. Una coalizione tra partiti profondamente diversi che si sono affrontati non come avversari ma come nemici, assolutamente alternativi l'uno all'altro. Niente di diverso dall'anomalia rappresentata dalla coalizione tra M5S e Lega. Niente di diverso nella stesura di un accordo/contratto sulle cose da fare. Niente di diverso nella spartizione dei ministeri: poltrone erano quelle di prima e poltrone sono quelle di adesso.

La vera anomalia però non sta nelle alleanze che si determinano ma dalla legge elettorale che queste alleanze rende necessaria. Una legge elettorale evidentemente inadeguata a garantire la stabilità politica, ma certamente in grado di negare rappresentanza alle formazioni di carattere territoriale come Siciliani Liberi.

Ma aldilà di tutto veniamo alla domanda principe: quale giudizio dare a questo nuovo governo?

Il metro di valutazione rimane identico a quello che abbiamo sempre utilizzato per tutti i governi precedenti a questo: gli effetti che l'azione dell'esecutivo ha sulle condizione dei siciliani e quanto e come incida sul divario esistente tra la Sicilia e le regioni del centro nord.

Sulla base di questi parametri il giudizio sul governo M5S-Lega non può che essere fortemente negativo. I numeri parlano chiaro: la disoccupazione, l'emigrazione, la perdurante crisi economica, la minacciata secessione dei ricchi, il confronto finto e inconcludente sul contenzioso finanziario tra   Stato e Regione, le promesse mancate sugli investimenti in infrastrutture.

In verità non ci aspettiamo granchè neanche dal governo M5S, Pd e LeU. Le premesse programmatiche non fanno intravedere niente di buono.

Un vago accenno al rilancio del Sud era d'obbligo ma, come nel passato, quasi mai si traduce in azioni concrete che riducano lo squilibrio territoriale e mai riguardano la specifica questione siciliana.

La riduzione dei parlamentari che può apparire, in particolare a fans dell'antipolitica, come la panacea di tutti i mali, si tradurrà in una riduzione drastica della possibilità per i siciliani di mandare al parlamento italiano una rappresentanza di Siciliani Liberi, l'unica in grado di assicurare la difesa degli interessi della Sicilia.

Un dato che qualcuno faceva giustamente osservare è che il governo M5S. PD e LeU ha minori affinità politiche con il governo regionale di Musumeci, rispetto al governo M5S-Lega. Questo fatto certemente avrà molto probabilmente effetti negativi nel confronto Stato-Regione, ovviamente a discapito della Regione.

Forse l'unico aspetto che può essere positivamente considerato è che la questione della autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna subirà una battuta d'arresto e che in conseguenza di ciò la Lega subirà una forte riduzione del consenso proprio al nord e di seguito anche al sud.

Un effetto certo della costituzione del governo Conte bis è che non ci saranno elezioni anticipate o, perlomeno, la loro data si è 'allontanata nel tempo. É un fatto che deve consentirci di prepararci meglio costruendo da subito quelle alleanze che sono indispensabili per ambire ad una partecipazione di Siciliani Liberi che non sia di sola testimonianza, ma che possa determinare una svolta di rilievo nel quadro politico siciliano e italiano.

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