"Siciliani Liberi" esprime tutta la propria solidarietà a don Palmiro Prisutto di Augusta, "reo" di aver denunciato il genocidio silenzioso dei Siciliani a causa di un modello economico criminale...

Don Palmiro ha un superiore, certo, un arcivescovo al quale deve rispetto filiale. E, come tutti i sacerdoti, ha il dovere della moderazione, della prudenza. Annunziare il Vangelo è possibile solo con questo linguaggio.

Ma sopra l'arcivescovo, sopra tutti i vescovi, sopra lo stesso pontefice, se conosciamo bene un po' di dottrina cristiana, il vero capo della Chiesa è un altro, un capo che non appartiene a questo mondo, e al quale i preti devono, o dovrebbero, obbedienza assoluta, al quale solo rispondono. E don Palmiro oggi sta soltanto tentando di obbedire a Cristo, ne sta testimoniando, a suo modo, la fede. Testimone in greco si dice "martire", termine che poi è stato per estensione associato al "sacrificio per la testimonianza". Dovrebbe tacere? Deve essere trasferito? La Chiesa siciliana è autonoma dalla politica, e noi dalla Chiesa. Non le abbiamo mai chiesto posizioni in difesa dei diritti violati della Sicilia, eppure ogni tanto... Sappiamo che il suo compito principale è di natura spirituale. Noi non tiriamo la giacca, né la tonaca, a nessuno.

Ma non possiamo tacere di fronte a questo scandalo: la Chiesa oggi addirittura punisce un suo ministro per tutelare i poteri forti che avvelenano la nostra Terra. Questo è troppo, davvero troppo. Ci appelliamo intanto alla Conferenza Episcopale Siciliana, al Cardinale Mogavero, da sempre a fianco degli ultimi, al primate di Sicilia, Arcivescovo di Palermo Lorefice, da sempre vicino ai poveri, e fatto segno, da Papa Francesco, di una Chiesa semplice e rinnovata. Parlino con il loro fratello di Siracusa, lo convincano del fatto che la Chiesa stessa, prima ancora che la Sicilia, ha bisogno di credibilità, e queste azioni non danno certo credibilità.

Gli ultimi sono anche i Siciliani, quasi condannati all'estinzione fisica, non dimentichiamolo per favore. Nel merito comunque appoggeremo, fuori o dentro la Chiesa, l'azione coraggiosa di Prisutto e di tutti coloro che denunciano questo crimine contro l'umanità, perché non sapremmo definire in modo diverso un'azione, una politica che condanna a morte per tumore migliaia di siciliani, o alla "non-vita" di coloro che nascono affetti da gravi malformazioni, le vittime più pure e innocenti di questa carneficina. Basta coi comitati d'affari sulla pelle della Sicilia. Basta con le morti "industriali". Il nostro petrolio è un altro. Fatecelo usare e lasciateci vivere.

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