Bandiera Sicilia TpOggi

Un parere personale (e "visionario") a proposito dell'astensionismo e della carenza di rappresentatività dei partiti italiani in Sicilia:

Il mondo "sicilianista", che idealmente va dagli autonomisti non organici al sistema partitico italiano agli indipendentisti "duri e puri", si trova oggi davanti ad una responsabilità storica.

Una responsabilità storica per cui forse questo mondo, purtroppo, non è ancora pienamente pronto e maturo, ma su cui si dovrebbe iniziare a lavorare seriamente, perché mai quanto oggi si stanno materializzando dei varchi da poter sfruttare grazie alla profonda "stanchezza" dell'elettorato siciliano.

Non abbiamo tanto bisogno di un generico appello alla "unità" delle forze sicilianiste o di quelle più specificamente indipendentiste.

Abbiamo molto più bisogno di una leale e concreta collaborazione tra di esse al di là dei personalismi; una collaborazione che, anziché tendere ad appiattire le differenze ideologiche esistenti, sappia trarne vantaggio per il raggiungimento di quello che dovrebbe essere l'obiettivo principale per il medio periodo, ossia la "sostituzione" del sistema dei partiti italiani con partiti solo siciliani, traguardo propedeutico all'emancipazione politica della nostra terra.

Ad oggi esiste un solo movimento indipendentista che abbia avuto la forza e la volontà di presentarsi alle elezioni regionali del 2017 (oltre che alle comunali di Palermo dello stesso anno).

Quel movimento è Siciliani Liberi ed esso ha la legittima ambizione di rappresentare il baricentro politico dell'indipendentismo siciliano.

Da qui la necessità del suo mantenersi ideologicamente e politicamente in equilibrio tra istanze di "destra" e di "sinistra"; da qui la sua obbligata prudenza su tematiche potenzialmente divisive come l'immigrazione e le questioni eticamente sensibili; da qui il suo costituire quasi una forma di indipendentismo "civico" e trasversale alla maniera dello Scottish National Party.Ma detto questo, se il mondo indipendentista fosse maturo a sufficienza, sarebbe persino auspicabile che al fianco di Siciliani Liberi e della sua collocazione "centrale" gli altri gruppi e movimenti sicilianisti riuscissero ad organizzarsi politicamente ed elettoralmente.

L'indipendentismo non è una categoria ideologica, ma un'aspirazione che può avere connotati più o meno nazionalisti, più o meno conservatori, più o meno liberali, più o meno progressisti, più o meno socialisti e via discorrendo. Se gli elettori siciliani avessero a disposizione numerose alternative siciliane ai partiti italiani, la via verso l'affrancamento dal colonialismo tricolorato sarebbe in discesa.

Se esistesse un partito di sinistra indipendentista, per esempio, potrebbe intercettare voti in uscita dal Pd, dai partiti a sinistra del Pd, da alcuni settori del M5S.

Allo stesso modo, un partito di destra indipendentista, con posizioni piuttosto marcate su temi come l'immigrazione e la famiglia, potrebbe costituire un argine alla infiltrazione coloniale di Salvini.

E via dicendo per le altre collocazioni ideologiche (potrebbe persino esistere un partito degli indipendentisti europeisti). Molti elettori votano in base all'affezione ideologica, a determinati temi che ritengono prioritari rispetto ad altri, è un dato di fatto di cui occorre tenere conto.Siciliani Liberi e le altre forze indipendentiste e sicilianiste, pur nella netta distinzione ideologica, potrebbero poi fare blocco comune come accade in Catalogna e come ogni principio di ragionevolezza suggerirebbe. Sarebbe questa, forse, la via maestra per dare rappresentanza politica ai siciliani e spazzare definitivamente via i partiti colonialisti.

La domanda però è: siamo maturi a sufficienza per poter iniziare a ragionare in quest'ottica?

Forse ancora no, eppure le lancette della storia iniziano a girare in una direzione che potrebbe essere propizia.

 

Fabio Petrucci

Spezzata

IL GRAN RIFIUTO DELLE ISOLE

C’è un dato clamoroso in queste elezioni europee di cui a malapena parleranno i giornali in questi giorni, ma che per noi sicilianisti è quello politicamente di maggior rilievo.

Le Isole, costrette dalla legge elettorale a dover scegliere nel cartello dei partiti italiani, si sono semplicemente rifiutate di votare. La somma degli astenuti, dei voti bianchi e delle schede nulle, in Sicilia fa il 64%, un dato che non può più essere sottaciuto o identificato come semplice disinteresse al voto.

Siamo ben consapevoli che solo una piccola parte, oggi non valutabile con esattezza, ma tutt’altro che trascurabile, di questa valanga di astensioni viene proprio dal mondo sicilianista al quale la legge elettorale ha impedito di presentarsi a queste elezioni, tra i quali certamente anche i nostri elettori.

Sarebbe velleitario rivendicare tutto o gran parte di questa astensione, certo. Il punto non è questo, anche se ci eravamo dati l’obiettivo di far superare al non voto almeno il 60% e questo obiettivo è stato pienamente raggiunto e anzi superato.Il punto è che lo scollamento tra i partiti italiani e la Sicilia è ormai totale e definitivo.

Solo chi è cieco o in malafede può tacerlo.

Da oggi in poi nessun partito può dire di rappresentare legittimamente i Siciliani.

La classe politica degli ascari, con questo voto minimale è stata completamente delegittimata, e la fase storica in cui, bene o male, i Siciliani delegavano loro, il loro consenso, si avvia alla conclusione.

Resta un terzo dei siciliani a seguirli: molti dei quali di malavoglia, chi per necessità di un favore vitale, chi per vecchia abitudine al voto, chi solo per paura che “un altro” che si odia troppo salga nelle percentuali, e solo una sparuta minoranza perché ancora crede, o molto più probabilmente ha qualche interesse personale, in questa carcassa ormai logora dei partiti italiani.

Naturalmente questa è solo la prima metà dell’opera. Non ci facciamo illusioni e non cantiamo vittoria.

La seconda metà però inizia da qui.

I Siciliani, una volta accertato che non sono più rappresentati dalla quaterna o cinquina di soggetti obbligati, più o meno tutti d’accordo nell’affossare la nostra Terra, devono organizzarsi da domani mattina per dare un’offerta politica alternativa.

Con questi numeri ora si può.

Con questi numeri è possibile espugnare i collegi uninominali alle prossime politiche, arrivare all’ARS alle prossime regionali, liberare a uno a uno i nostri 390 Comuni.

Lotta dura, ma non più impossibile.

Con questi numeri finalmente i nostri avversari hanno dimostrato tutta la loro debolezza ed è ora che i Siciliani comincino a credere nella loro forza e quindi a vincere. In questo Siciliani Liberi, insieme a tutte le forze politiche siciliane democratiche che incontrerà per strada, almeno sinceramente autonomiste, se non proprio indipendentiste, è pronta a fare la propria parte, anzi - lasciatecelo dire - Siciliani Liberi è in questo momento la più grande speranza per questa Nazione europea negata, una nazione a cui è stata negata la possibilità di votare a queste elezioni europee.

Per quanto riguarda invece gli esiti delle percentuali dei pochi che sono andati a votare in Sicilia, semplicemente “no comment”: sono dati troppo drogati dall’altissima astensione per potere assumere qualunque interesse politico.

Da oggi, insieme ai Sardi, facciamo sì che questa rottura di fatto con il colonialismo italiano si avvii ad esserlo anche di diritto per ridare una voce a un Popolo negato.

Da oggi comincia la vera liberazione della Sicilia.

Per il resto aspettiamo solo il dato definitivo per sapere quanti eurodeputati “ascari” delle Isole sono letteralmente saltati nel Collegio per questo moto di ribellione silenzioso; ribellione che tutti farebbero bene a non sottovalutare.

ELEZIONI EUROPEE NO GRAZIESenza titoloAlla vigilia delle votazioni per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo del prossimo 26 maggio, vogliamo esprimere la nostra posizione rispetto all’istituzione per la quale si va a votare e per le norme che regolano la partecipazione al voto.

Il Parlamento, a nostro avviso, è per sua natura l’istituzione che meglio rappresenta la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del territorio che lo esprime, che sia una regione, una nazione o, come nel caso dell’Europa, un territorio composto da più nazioni che si attendano da quell’assise un servizio efficace. Prerogativa del Parlamento è, per sua natura, l’esercizio del potere legislativo nonché del controllo su chi detiene il potere esecutivo, in un sistema di contrappesi che garantisce un sano equilibrio istituzionale che eviti la prevaricazione di un potere sull’altro.

Ma il Parlamento Europeo non ha nessuna delle caratteristiche na
turali dei parlamenti: non ha alcun potere legislativo e non esercita nessun controllo su chi realmente esercita il potere esecutivo, ovvero la Commissione Europea, e il potere legislativo, ovvero il Consiglio dell’Unione Europea, che non sono neanche espressione dello stesso parlamento ma solo dei governi nazionali.

Questo modello istituzionale non è certamente ispirato ad una Europa dei popoli, ma è piuttosto funzionale all’Europa delle lobbies economiche e finanziarie, ed ha consentito l’attuazione di politiche che hanno prodotto una fortissima divaricazione delle condizioni economiche e sociali tra gli Stati membri e all’interno di essi tra strati di popolazione sempre più impoveriti ed oligarchie sempre più ricche.

Ciononostante siamo convinti che la presenza degli indipendentisti al Parlamento Europeo avrebbe potuto dar voce alle esigenze di quei popoli europei che oggi vivono una condizione di sofferenza anche per il mancato riconoscimento del diritto alla propria autodeterminazione.

Per questa ragione avremmo voluto prendere parte alla competizione elettorale, ma ci siamo trovati di fronte ad una legge elettorale che, coerentemente con l’impostazione sostanzialmente antidemocratica del modello istituzionale, non consente la partecipazione a quelle formazioni politiche che sono espressione di un territorio regionale. Due i principali ostacoli: il primo sbarramento è costituito dall’obbligo di raccogliere ben 30.000 firme per potere presentare una lista di candidati. Un numero enorme, 10 volte maggiore di quello necessario per presentare una lista alle elezioni regionali. Ma, seppure si fosse riusciti a raccogliere così tante firme, o ad aggirare il problema, ci saremmo trovati di fronte al secondo ostacolo, ovvero lo sbarramento al 4% dei voti ottenuti su tutto il territorio dello Stato di appartenenza, per aspirare ad avere dei rappresentanti eletti. In altre parole una formazione che si fosse presentata solo nella circoscrizione delle Isole (Sicilia e Sardegna) avrebbe dovuto raccogliere circa il 40% dei consensi per potere eleggere un parlamentare europeo. Un traguardo proibitivo anche per le formazioni politiche maggiori.

In queste condizioni riteniamo di dover lasciare agli iscritti ed ai nostri simpatizzanti libertà di voto, per quanto sia auspicabile esprimere il dissenso con l’astensione di massa o l’annullamento della scheda elettorale, non essendoci alcuna forza che rispecchi almeno in parte le nostre aspettative.

 

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DIALOGO SOPRA I “MINIMI SISTEMI” DELLA LEGGE ELETTORALE EUROPEA

Scusi, è lei il burocrate di partito esperto di legge elettorale europea? 


In persona. Questa legge praticamente l’ho fatta io, con le mie mani, la conosco benissimo. 


  Posso farle qualche domanda? Avrei qualche perplessità. 


Sono a sua disposizione. 


  Che cosa si elegge esattamente con questa legge elettorale? 


Il Parlamento europeo, ma neanche questo sa? 

Non tanto. Mi faccia capire: è un Parlamento come quello dei singoli Stati che fanno parte dell’Unione Europea? 


In un certo senso…


  Come in un certo senso? È un Parlamento o non è un Parlamento? In tutti i Paesi del Mondo i Parlamenti fanno le leggi ed esprimono i Governi. Questo Parlamento fa le leggi europee sì o no? 


Non esattamente. In Europa l’iniziativa legislativa spetta al Governo, cioè alla Commissione europea, poi, in secondo luogo al vero organo legislativo, cioè al Consiglio (i Ministri dei singoli Stati). Alla fine, su molte leggi, ma neanche tutte, il Parlamento dice solo sì o no. Si chiama “codecisione”. 

Ma qualche legge europea può partire da questo Parlamento? Può fare qualche emendamento? 


Non potevamo impedirlo, ma abbiamo reso tutto talmente difficile che la risposta sostanziale è NO. Non può fare niente, solo dire sì o no. Ma se dice no, gli si ripresenta la legge, praticamente uguale, fino a che dice SÌ. Di solito non si dà neanche il tempo ai parlamentari di studiarla, e anche i tempi di discussione sono ridotti al minimo, per evitare “noie”. 

Ho capito. È un Parlamento che non fa nessuna legge. Ma almeno questa benedetta “Commissione”, cioè il Governo dell’Europa, la elegge questo Parlamento, sì o no? 


Ma sta scherzando? Mettere una cosa così importante nelle mani dei popoli europei? Le lobby, specie le più potenti, quelle finanziarie in particolare, indicano un nome agli Stati. Questi, presi a uno a uno, alla fine cedono e il Consiglio nomina la Commissione, tutti tecnici o politici “vicini” alle lobby, e a quel punto questa è la sovrana assoluta. Non potevamo eliminare la sfiducia da parte del Parlamento, ma – anche lì – è una cosa così complicata da essere praticamente impossibile. Il Parlamento europeo non decide affatto chi governa l’Europa. L’ha detto recentemente Junker: i sovranisti si illudono che queste elezioni decidano chi debba governare in Europa. È già deciso, ma dobbiamo sempre salvare le apparenze democratiche. 

Ma allora è un Parlamento “finto”! Va bene, lasciamo perdere, in fondo anche per qualche minuto chi ci va potrà fare sentire anche la mia voce. Non si sa mai. Passiamo alla legge elettorale. C’è almeno una legge elettorale europea che rispettano tutti? 


Ma che domande mi fa? Perché esiste veramente l’Europa? Certo che no. L’Europa divide i seggi tra gli Stati. Poi ognuno a casa sua fa come gli pare con una legge interna. Tanto cosa vuole che importi alla Commissione di come sono eletti gli eurodeputati? Contano meno dei deputati del parlamento bielorusso di fronte a Lukashenko (l’uomo forte del regime). Ognuno fa quello che gli pare. Ad esempio l’Italia ha la sua legge: proporzionale puro, cinque collegi e sbarramento nazionale al 4 %. 

Che significa “sbarramento nazionale al 4%”? 


Significa che se una lista non consegue il 4% dei voti validi su tutto il territorio nazionale non ha neanche un eurodeputato, anche se questo potrebbe equivalere a milioni di voti. 

Ma perché è stato introdotto questo sbarramento? 


In genere si mette per evitare che ci siano troppi partitini litigiosi in Parlamento. Così è garantita la “governabilità”. 


  Mi scusi, ma che c’entra? Poco fa mi ha detto che il Parlamento con il Governo europeo non c’entra nulla. Intanto, se così fosse, lo sbarramento dovrebbe essere a livello europeo, non a livello statale. Che cosa cambia per l’Europa se l’Italia manda 4 o 7 partiti? A livello europeo sono comunque decine e decine perché non esistono veri partiti europei o sbaglio? 


In effetti questa motivazione fa acqua da tutte le parti. Non regge molto. Mah, la verità è che così facendo si impedisce che qualcuno, insoddisfatto dei principali partiti, si metta in testa di votare per un partito nuovo. Sa com’è? Basta dire agli elettori che il voto per un altro partito è “perso” e non lo vota più nessuno. E quindi non arriva al 4%. In questo modo i partiti (4 o 5) si sono blindati contro ogni possibile ricambio. Può sembrare cinico, ma è la politica. Però salvano la faccia, possono sempre dire che lo fanno per la “governabilità”. Chi vuole che lo capisca veramente? 


  Mi scusi ma se volevano veramente la governabilità perché hanno messo un proporzionale puro come nella I Repubblica? Almeno mettevano un sistema maggioritario o semi-maggioritario… 


Sa una cosa? Il motivo è banale: la legge elettorale fu fatta nel lontano 1979, e allora c’era la I Repubblica. Poi fu fatto lo sbarramento nel 2009, per fare fuori un piccolo partito di maggioranza che dava fastidio alla Lega, allora al governo con Berlusconi, e poi questa cosa ha fatto comodo a tutti i partiti maggiori e nessuno l’ha cambiata più. Ma perché deve cercare sempre coerenza nelle cose? 

Perché non stanno insieme! Se il sistema è proporzionale puro, vuol dire che vuole dare la rappresentanza più fedelmente rappresentativa del volere degli elettori. Poi però ci mette una cosa completamente opposta come lo sbarramento, che non serve neanche alla governabilità. Io mi sento un po’ preso in giro… 


E se ne faccia una ragione, in fondo può sempre scegliere fra i grandi partiti, no?


  Boh, non so. Un’altra cosa: ma perché i collegi sono 5?

 
Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole. Sono i 5 compartimenti delle statistiche dell’ISTAT. Serve per dare una maggiore rappresentanza alle grandi aree territoriali in cui si divide l’Italia. 

Ed è obbligatorio che una lista si presenti in tutti e cinque i collegi? 


No, se vogliono i cittadini di una circoscrizione possono presentare la propria lista. Non è obbligatorio votare per i grandi partiti nazionali. 

Veramente poco fa mi ha detto esattamente il contrario. E in tal caso lo sbarramento al 4 % vale solo per le circoscrizioni in cui si è presentata la lista?


Un corno! Sempre con riferimento all’Italia intera! 

Ma così una lista che non si presenta dappertutto, magari perché vuole rappresentare un interesse territoriale, di fatto avrà uno sbarramento altissimo. Per esempio una lista che si presentasse nella circoscrizione più piccola, le Isole, dovrebbe raggiungere il 40% almeno per avere un eurodeputato. Che senso ha dare la possibilità di presentare una lista e al contempo vietare che possa avere un risultato tangibile? 


Le regole sono le regole e vanno rispettate. Non potevamo certo mettere fuori legge i partiti regionali: sarebbe stato incostituzionale. Mentre così otteniamo lo stesso effetto senza che nessuno possa gridare allo scandalo. 


  E quindi ogni circoscrizione ha i suoi deputati in base alla popolazione… 


In un certo senso…. 


  Come in un certo senso? 


Si fanno due assegnazioni. Prima si fa quello che dice lei. A ogni circoscrizione si dà un certo numero di deputati. Poi però quelli veri si assegnano sulla base dei voti validi. Quindi chi si astiene perde il deputato a favore delle circoscrizioni che partecipano di più al voto. 


  E quindi chi non si sente rappresentato perché non può votare per un partito regionale se si astiene toglie seggi a tutti quelli della propria circoscrizione? 


Proprio così. 


  E quindi, sempre nelle Isole, gli 8 deputati possono diventare 7, 6, … fino a zero? 


Certo. 


  Ma così le Isole non sono più rappresentate… 


E va bene. Tanto non conterebbero nulla coi rappresentanti dei partiti nazionali in Europarlamento. 


  Anche questo è vero. Un’altra domanda, ma che ci vuole per presentare una lista in una delle circoscrizioni?

 
Devi essere già presente in Parlamento o in Europarlamento. 

Un altro sbarramento?? Ma così chi non è in Parlamento come fa? Dobbiamo votare sempre per gli stessi partiti?


Oddio, una finestrella l’abbiamo lasciata. C’è sempre la raccolta delle firme. 


  Ah, ecco! Mi sembrava strano. E quante se ne devono raccogliere? 
30.000 per ogni circoscrizione. 


  Che cosa!? Sarebbero 150.000 in tutta Italia. Un Popolo intero che va dal notaio? Potevate fare prima dicendo che era impossibile.

 
Sì, è vero, sono un po’ tante ma abbiamo messo delle agevolazioni. 


  Sarebbe a dire? 


Sarebbe a dire che non è necessario che i 30.000 siano tutti residenti nella circoscrizione e chi firma può firmare contemporaneamente anche per tutte e 5 le circoscrizioni. In questo modo un piccolo partito italiano che non abbia deputati in fondo in fondo deve raccogliere 30.000 firme in tutta Italia, e poi le replica nelle 5 circoscrizioni. Via, su tutta l’Italia 30.000 non sono molte. 


  Vero, forse. Ma è se invece la lista è presente in una sola circoscrizione? 


E allora tanto peggio per lei. 30.000 tutte in quella.


  Ma ha idea di che cosa significa in termini relativi solo in Sicilia e Sardegna 30.000 firme? 


Certo, che è impossibile raccoglierle. Ci vuole tanto a capirlo? 

E allora perché avete messo una regola se poi è impossibile rispettarla? 


Guardi, in politica ci vuole un po’ di ipocrisia istituzionale. È come la storia che diceva prima del 40%. È impossibile ma noi facciamo finta che non lo sia. Non è che potevamo dire che i partiti regionali sono “fuori legge”, questo lo capisce? Però li abbiamo resi fuori legge di fatto. E in più, anche i piccoli partiti, parliamoci chiaro, lo sono quasi del tutto. Tutto è pensato per restringere l’offerta politica. Ma poi, scusi, perché si scalda tanto per un Parlamento che non decide niente? 

Ha ragione, e finalmente credo di avere capito tutto. La ringrazio, è stato chiaro, chiarissimo.

L’Unione Europea è una creatura di plastica, con tutta la storia e le radici comuni che ha l’Europa si è dato vita ad un comitato d’affari del tutto artificiale. In questo il Parlamento serve a dare l’impressione che sia una democratica confederazione di Stati, ma è solo un (costosissimo) paravento. E l’Italia, per eleggere questo paravento, ha inventato una legge in cui o voti per i soliti noti o ti stai a casa.

 A questo punto ho deciso. Io non credo nei partiti italiani. Io sono Siciliano, credo che la mia Patria sia la Sicilia e vorrei poter votare per un partito siciliano. Ma a quanto pare sono stato messo “fuori legge”, in clandestinità. E allora non voto. E non votando faccio diminuire il numero di deputati assegnati alla Sicilia, così non ci andranno i miei rappresentanti, ma impedirò di andarci anche agli ascari che si sono prostituiti con i partiti di sempre. Se al limite la Sicilia non avesse neanche un eurodeputato scoppierebbe finalmente uno scandalo, almeno questo…. 


Aspetti, ci sarebbe una possibilità di presentare, sia pure per onore di firma (deputati non ne potrebbe mai avere) una lista siciliana…. Dimenticavo… 


  E sarebbe? 


Potreste trovare un eurodeputato qualunque, lettone, catalano, greco, … che vi “presti” il simbolo per presentarvi. Ci sono alcuni partitini che lo hanno fatto… Mettete il simbolo, anche microscopico, degli indipendentisti russi della Lettonia ed è fatta… Dovevo dirglielo. 


  Ma – mi dica un po’ – le sembra una cosa seria quella che mi ha appena detto? Ma vada a quel paese, va…

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Il Movimento Siciliani Liberi si schiera contro gli abusi e le prepotenze della

Lega Calcio serie B

La società RosaNero ancora una volta fa i conti con una ingiusta giustizia.

Dove eravamo rimasti? Il Palermo Calcio era stato defraudato della serie A da un’allucinante pagliacciata in quel di Frosinone. Uno spareggio valido per l’annessione alla massima serie del campionato di calcio italiano si rivelò un pastrocchio indegno anche delle più dilettantistiche categorie, con tanto di lanci di palloni in campo da parte del pubblico e soprattutto da parte dei tesserati del Frosinone che, direttamente dalla panchina, in evidente stato di trance o affetti da cretinismo perpetuo, tiravano bellamente e impunemente sul terreno di gioco. Palloni destinati ad interrompere l’assedio del Palermo. Roba da circo equestre. Il Palermo Calcio ha visto infine riconosciute le proprie ragioni dal C.O.N.I., ma attende ancora il dovuto risarcimento (milionario) dalla Lega di serie B, che naturalmente prende tempo. Gatta ci cova?

La vicenda Parma che, in evidente conflitto con la lealtà sportiva, era stata denunciata dallo Spezia Calcio per aver tentato (ad opera di un suo tesserato, il palermitano Calaiò) di negoziare il risultato. Parma deferito ma condannato di soli 5 punti da scontare e mai scontati però nella massima serie. Incredibile insulto alle regole ed ai regolamenti da parte di una Federazione inconcludente (casomai solo servile) verso il potente di turno.

Il Chievo Verona addirittura rasenta la follia, considerato che il reato contestato fu identico a quello che il Palermo oggi paga con la retrocessione in serie C. e che invece il Chievo Verona poté scontare con appena 3 punti e 200 mila euro di sanzione a fronte invece di circa 40 milioni di entrate, garantite dalla massima serie calcistica. Per la serie: se non hai la conclamata raccomandazione politica sono guai, anche se esistono precedenti che avrebbero dovuto comportare una pena più severa che, guarda caso, viene invece applicata alla squadra Rosanero, con l’aggravante di umiliare gli sforzi del D.S. Rino Foschi e soprattutto dei giocatori che hanno legittimato sul campo il diritto sacrosanto di giocarsi i play off, da assoluta testa di serie, essendo il Palermo arrivato terzo. Una vergogna assoluta e mai vista per tempistica e conclamato conflitto di interessi da parte di quei personaggi squallidi che hanno sancito l’avvio dei play off, nonostante si debba attendere il secondo grado di giudizio, cosa avvenuta l’anno prima nel caso del Bari che, dovendo scontare due punti di penalizzazione, non aveva ancora avuta comminata la pena causa un procedimento tartaruga che venne velocizzato per far retrocedere di un posto il Bari stesso a favore del Cittadella. Cos’è cambiato quest’anno? Perché attivare in fretta e furia un processo un giorno prima dell’ultima partita di campionato e addirittura con la sentenza uscita già lunedì mattina?

Ma, soprattutto, perché rendere esecutiva una sentenza di primo grado quando esiste il secondo grado di giudizio? E quando esiste il precedente dello scorso campionato? Semplicemente per uno scandaloso conflitto di interessi che vede la Salernitana e il Venezia salve grazie alla retrocessione del Palermo che fa scalare il Perugia all’ottavo posto utile per fare i play off (altro conflitto di interessi del loro Presidente Santopadre, tra coloro che hanno deciso questa porcheria). Per un altro incredibile conflitto di interessi tra coloro che hanno votato contro la non disputa dei play out che vedono il Foggia (maltrattato quasi alla stessa stregua dei RosaNero) retrocesso d’ufficio quando avrebbe dovuto fare i play out scalando anch’esso di una posizione. Indovinate contro chi? Contro una tra Salernitana e Venezia che invece grazie a questa inconcepibile destrezza si salvano senza giocare lo spareggio.

Ovviamente per arrivare ad un delitto perfetto bisogna che qualcuno muoia, altrimenti che delitto è?

Ecco dunque che entra in scena il Palermo che, pur essendo stato già processato dalla serissima procura palermitana, viene posto sotto inchiesta dalla giustizia ordinaria per colpe che (sia chiaro) sono solo addebitabili alla stessa società. Su questo ci mancherebbe altro che, come Movimento Siciliani Liberi, ci ponessimo di traverso. Anzi, affermiamo con forza che la Società del Signor Zamparini si è già meritata di essere punita dalla giustizia ordinaria (Zamparini agli arresti domiciliari). Certamente anche la giustizia sportiva deve fare il suo percorso, ma con i sistemi, i tempi e i modi corretti, non calpestandone il sacrosanto diritto di partecipare al campionato di serie B, poiché legittimata dalla stessa COVISOC, l’organo legittimato ad iscrivere le squadre di A-B-C-D. Non impendendo ad una squadra che stamattina ha, in una struggente conferenza stampa, chiesto a gran voce di potere scendere in campo per spirito agonistico. Mai vista una equipe calcistica fare una conferenza stampa al gran completo. Grandissima dimostrazione di attaccamento alla maglia.

Per questa ragione il Movimento Siciliani Liberi chiede alla FIGC di ripristinare la legalità e di attendere correttamente il secondo grado di giudizio, pur sapendo in partenza che difficilmente il verdetto potrà essere ribaltato. In ogni caso non si può darla vinta ad un nugolo di opportunisti che vorrebbero appropriarsi di ciò che non hanno conquistato sul campo. Per questa ragione il Movimento Siciliani Liberi “suggerisce” alla piazza palermitana in tutte le sue componenti di impedire che i RosaNero vengano iscritti a nessun campionato diverso da quello che si sono guadagnati, cioè al peggio in quello di serie B, ma solo dopo aver disputato i play off per la conquista della A.

Il Movimento Siciliani Liberi non si schiera dunque con la Società in quanto inquisita e giudicata dagli organi di giustizia ordinaria né tanto meno con il Signor Maurizio Zamparini, reo di aver umiliato la passione di un popolo straordinario e leale quale quello palermitano. Il Movimento Siciliani Liberi rivendica identico trattamento e punizione comminati alle squadre del Frosinone, Parma e Chievo. Ribadendo con forza che saremo sempre vigili su tutte le discriminazioni contro i Siciliani, non solo nel mondo del calcio, ma in tutti gli aspetti del vivere civile.

Per questa ed altre ragioni, nella serata di oggi 15 maggio 2019, 73° anniversario dell’Autonomia Siciliana, saremo presenti a piazza Verdi di Palermo alle ore 21:00 con una nostra delegazione. Intendiamo dare il nostro sostegno alle ragioni della città e rinvigorire quel senso di appartenenza che ci deve accomunare, non soltanto negli aspetti calcistici ma sempre.

Fabrizio Matranga

Segreteria Movimento Siciliani Liberi

 

Convegno Indipendenza Economica e sviluppo 1Si è svolto ieri, domenica 5 maggio, nella sala de “Il Circoletto” di Palermo l'incontro con Siciliani Liberi organizzato dalla signora Maria Rita De Cordova sul tema: "Sicilia: Indipendenza economica e sviluppo".

 

Dopo i saluti portati dalla organizzatrice, Armando Melodia, presidente di Siciliani Liberi ha brevemente presentato il partito e le motivazioni che ci hanno indotto alla sua costituzione.

 

 

Dopodiché il prof Massimo Costa ha tenuto una relazione estremamente interessante che ha toccato diversi punti tra i quali:

le drammatiche condizioni in cui versa la Sicilia; le ragioni per le quali affermiamo che la Sicilia è in verità una colonia interna dell'Italia;

la mancanza di uno Stato che assolva ai compiti che normalmente allo Stato spettano, come quello di dotare il territorio delle infrastrutture necessarie;

la mancata attuazione dello Statuto di Autonomia e l'indebita sottrazione da parte dell'Italia di risorse che per statuto dovrebbero rimanere in Sicilia;

le proposte di Siciliani Liberi per acquisire l'indipendenza economica come la piena attuazione dello Statuto, la costituzione della Sicilia in Zona Economica Speciale,

la adozione di una moneta fiscale complementare all'euro. Proposte che consentirebbe di dare finalmente un nuovo sviluppo alla nostra Regione.

Accanto a questo la relazione si è soffermata sulla inaffidabilità dell'attuale classe politica regionale e la necessità di una formazione politica autenticamente siciliana, non subordinata ai partiti italiani, capace di dar vita ad un totale rinnovamento della classe dirigente.

Siciliani Liberi rappresenta questa realtà e opera anche per dare alla Sicilia una classe politica onesta e competente attraverso la scuola di formazione politica che sta attivando.Convegno Indipendenza Economica e sviluppo 2

Il dibattito seguito alla relazione è stato molto partecipato. Numerosissimi sono stati gli interventi, ciascuno dei quali ha posto in rilievo aspetti della relatà quotidiana vissuta dai piccoli imprenditori, stretti nella morsa di una crisi economica che non si esaurisce, vessati dalla burocrazia e dal fisco, soffocati da sistema bancario incapace di dare il supporto creditizio essenziale alla sopravvivenza di una azienda. Un grido di dolore di una economia depressa e volutamente repressa.

Appassionati gli interventi sulla condizione dei giovani e meno giovani, costretti ad emigrare lontano dalla Sicilia, lasciando la terra che amano e gli affetti più cari.

È emerso forte l'orgoglio di essere siciliani pur nella consapevolezza delle difficoltà e dei pericoli derivanti dallo stato di bisogno in cui siamo tenuti.

A più riprese il Prof. Costa ha interloquito evidenziando la connessione tra le testimonianze che venivano riportate negli interventi con le diagnosi derivate dall'analisi fatta nella sua relazione.

Infine ha preso la parola il segretario Ciro Lomonte che dai moltissimi spunti lanciati dai partecipanti ha tratto alcune considerazioni politiche che hanno evidenziato l'infimo livello di quelli che ha definito “mestieranti della politica” pronti a inchinarsi con il cappello in mano di fronte al nuovo potere che avanza. All'opposto si pongono i giovani siciliani liberi che tra mille difficoltà ma con la tenacia e l'entusiasmo di chi vuole mantenere fede ai propri ideali, si impegnano sul fronte politico e culturale. L'appello infine a sostenere Siciliani Liberi attraverso la partecipazione attiva, il contributo di idee, la disponibilità all'impegno, il sostegno economico.

Un evento importante il cui successo ci rafforza nell'idea di continuare a richiamare l'attenzione dei siciliani sui questi temi, anche attraverso iniziative come queste.