Indipendentisti catalani condannatiLa sentenza con la quale la Corte Suprema Spagnola ha condannato a pene severissime nove esponenti della Generalitad Catalana è una sentenza politica che determina una rottura del patto democratico in Spagna ed in Europa.

Le accuse mosse agli indipendentisti catalani sono quelle di essere stati eletti democraticamente e di avere utilizzato lo strumento democratico del referendum, previsto anche dalla costituzione spagnola.

Siamo di fronte alla condanna di un popolo che per ben due volte ha eletto gli indipendentisti alla guida della Catalunya e che, liberamente e pacificamente, ha indicato l'indipendenza come scelta di autodeterminazione.

Siciliani Liberi ribadisce il proprio sostegno al popolo catalano e ai loro leggittimi rappresentanti e condanna fermamente la repressione poliziesca di stampo franchista che in queste ore viene praticata dal governo spagnolo nei confronti dei cittadini catalani che protestano contro questa ingiusta sentenza.

Ci auguriamo di non rivedere le violenze praticate dalla polizia spagnola nell'ottobre del 2017, quando il popolo catalano decise di andare a votare per la propria libertà e indipendenza.

Auspichiamo un intervento dell'Europa per affermare il primato della democrazia in Spagna e la salvaguardia del principio di autodeterminazione dei popoli universalmente riconosciuto.

Viva la Catalunya libera e indipendente!

 

 

 

69988467 447854375828008 1238650164231536640 nOggi è iniziata a palazzo Pantelleria-Varvaro la sessione 2019/2020 della Scuola di Formazione politica di Siciliani Liberi diretta dal prof. Massimo Costa. Questo il saluto del presidente Armando Melodia

Un breve saluto ma soprattutto i ringraziamenti doverosi intanto ai corsisti presenti in aula o collegati telematicamente, al responsabile organizzativo della scuola  Angelo Priolo e a Simone Mineo, che con lui ha collaborato, per essere riusciti, nonostante le tante difficoltà incontrate, a dare vita a questo primo corso. Un grazie di cuore a Giuseppe Varvaro che, ancora una volta, ha messo a disposizione questo splendido salone. Infine voglio esprimere la gratitudine di tutto il partito al professore Massimo Costa che della scuola è l'ideatore, l'animatore culturale e il direttore scientifico.

La scuola di formazione politica è uno dei punti qualificanti del progetto che Siciliani Liberi sta conducendo. Io personalmente avverto in modo particolare l'importanza di questa nostra iniziativa. Questo perchè siamo certi che nel breve-medio periodo diventeremo uno dei maggiori partiti del panorama politico siciliano e sentiamo forte il dovere morale di prepararci al compito che ci aspetta e che ci spetta: governare la Sicilia.

Governare, non comandare, non gestire il potere ma governare in nome dei siciliani tutti e per conto dei siciliani tutti.

Governare significa passare dall'enunciare le speranze, i desideri, le idee, i progetti, al confrontarsi con la concretezza dei problemi e con la loro complessità. Significa decidere non in funzione del consenso (o del dissenso) che la decisione presa può suscitare, ma in funzione del beneficio che i cittadini tutti, di oggi e di domani, possono riceverne. Governare non significa occupare le istituzioni facendone strumento di parte, ma tutelarne il prestigio, accrescerne la credibilità, garantirne la terzietà a vantaggio dei più deboli, di coloro che hanno minore capacità di rappresentanza.

Per governare bene, a mio parere, è necessario avere una chiara visione degli obbiettivi che si vogliono raggiungere e dei percorsi da intraprendere per conseguirli. Ma occorre avere anche una profonda conoscenza degli strumenti politici e amministrativi che si possono e devono utilizzare.

Io non so se questo primo corso riuscirà da subito a formare in modo completo dei buoni amministratori e dirigenti politici. Non che abbia dubbi sul vostro impegno e sulle capacità di docente del professore Costa, ma la strada è assai lunga. Certo costituisce un primo passo importante, una partenza, l'inizio di un cammino che, sono assolutamente convinto, ci porterà molto lontano.

E allora buon inizio e buon lavoro a voi tutti.

 

 

 

mattarella conteDopo una gestazione assai travagliata è nato il governo di coalizione tra M5S, PD e LeU. Si è chiusa cosi la crisi di governo, ma rimane più che mai aperta ed evidente la crisi politica che attanaglia l'Italia. Una crisi che affonda le proprie radici soprattutto nella incapacità, o meglio, nella non volontà di affrontare il nodo dello squilibrio territoriale e sociale, che si è fatto via via più marcato e la cui soluzione non può essere individuata attraverso logiche che rimangono all'interno del sistema istituzionale e politico che tale squilibrio ha contribuito ad accrescere.

Il governo appena nato è per molti versi simmetrico a quello precedente: legittimo dal punto di vista costituzionale, anomalo dal punto di vista politico.

La legittimità del nuovo esecutivo, come quella del governo giallo-verde, deriva dall'applicazione della costituzione e sarà tale fino a quando il parlamento italiano gli darà la propria fiducia. Lasciamo ad altri i proclami del tipo “diamo la parola agli elettori” e gli umorali commenti basati su estemporanei sondaggi su cosa vogliono gli italiani. I governi si costituiscono sulla base delle maggioranze che si formano in parlamento.

Ciò non toglie che siamo di fronte ad una evidente anomalia politica. Una coalizione tra partiti profondamente diversi che si sono affrontati non come avversari ma come nemici, assolutamente alternativi l'uno all'altro. Niente di diverso dall'anomalia rappresentata dalla coalizione tra M5S e Lega. Niente di diverso nella stesura di un accordo/contratto sulle cose da fare. Niente di diverso nella spartizione dei ministeri: poltrone erano quelle di prima e poltrone sono quelle di adesso.

La vera anomalia però non sta nelle alleanze che si determinano ma dalla legge elettorale che queste alleanze rende necessaria. Una legge elettorale evidentemente inadeguata a garantire la stabilità politica, ma certamente in grado di negare rappresentanza alle formazioni di carattere territoriale come Siciliani Liberi.

ZESLe ZES recentemente perimetrate in Sicilia (zone economiche speciali) si inseriscono nel quadro di una serie di interventi per il Mezzogiorno, volti a creare una sorta di piccoli punti e porti franchi (o qualcosa del genere) con lo scopo di attrarre investimento e sviluppo.
Ci teniamo a dire che il dibattito sulle ZES è nato da quando Siciliani Liberi ha lanciato il progetto per inquadrare le prerogative dello Statuto all’interno delle specificità riconosciute dall’Unione Europea alle regioni insulari.
I partiti italiani si sono letteralmente “appropriati” dell’idea, svuotandola però di ogni contenuto realmente interessante e piegandola - come sempre - a interessi coloniali esterni ai nostri territori.
La ZES proposta dai Siciliani Liberi mira a costituire tutto il territorio regionale in ZES integrale, con fiscalità di vantaggio, assenza di dazi per i beni d’importazione non agro-alimentari, IVA ridotta, possibilità di adozione di moneta complementare e semplificazioni amministrative per gli insediamenti produttivi.
Un provvedimento che, da regione insulare e transfrontaliera, sarebbe perfettamente in linea con i nostri diritti, peraltro garantiti anche da uno Statuto che sarebbe parte integrante della Costituzione italiana.
Queste ZES, invece, ridotte a pochi capannoni nelle aree portuali, non servono alla Sicilia, né al Sud, quanto piuttosto ai soli investitori esterni, e non sono in grado di apportare significativi miglioramenti a un’economia - quella siciliana - che invece avrebbe bisogno di una vera e propria terapia economica da shock della domanda e dell’insediamento infrastrutturale.
Siciliani Liberi continua a farsi portatrice del proprio progetto, ben più ampio di ZES integrale, l’unico oggi in grado di dare ristoro ad un’economia prostrata e di fermare un’emorragia demografica che rischia di compromettere la stessa sopravvivenza di molte delle nostre comunità.

la marina di ragusaAbbiamo sempre sostenuto, che nonostante gli sforzi profusi dalla repubblica italiana, nonostante il perenne saccheggio di risorse e la demolizione del tessuto economico ed industriale Siciliano, una sola cosa non ci potesse essere portata via, la nostra posizione al centro del mondo, la nostra posizione al centro del Mediterraneo. Oggi purtroppo dobbiamo in parte ricrederci, in quanto, anche se resta inalterata la nostra posizione geografica, il governo italiano è riuscito ancora una volta a svilirla ed umiliarla, colpendoci con ferocia allo scopo di rimandare nell’ade ogni ambizione di sviluppo. Un tentativo importante, seppur modesto, quello fatto dal governo Musumeci, che di sicuro qualche beneficio, sia in termini economici che occupazionali, lo avrebbe portato, è stato bocciato dal Consiglio dei Ministri, erodendo di fatto un’altro pezzetto di sovranità al popolo Siciliano e colpendo ancora una volta con ferocia il comparto nautico in Sicilia. Comparto che in questi anni, in moltissime realtà dell’isola ha svolto un ruolo fondamentale, sia in termini occupazionali che in termini infrastrutturali, addossandosi di fatto oneri che spetterebbero a qualsiasi Stato sano e innamorato dei suoi territori e delle sue risorse.

i tre

SI AVVICINANO LE ELEZIONI. CHE FARE?

Sono sempre stato convinto che la soluzione della Questione Siciliana passa esclusivamente per le elezioni politiche italiane. Non le europee, non le regionali, non le comunali, e nemmeno - perdonatemi - da sole le manifestazioni, la controinformazione, le proteste, l'attività culturale, in cui personalmente mi sono speso anch'io in tutti questi anni.
Le elezioni politiche! La chiave di volta di tutti i nostri problemi. Ah, se i Siciliani lo sapessero...
Se i Siciliani sapessero che mandando a Roma 20 deputati e 10 senatori competenti e soprattutto "non comprabili" dai partiti italiani, avremmo l'Italia intera in tasca. Nessuno potrebbe più linciarci, potremmo riprendere a pretendere il rispetto dei nostri diritti costituzionali, delle nostre pari opportunità, potremmo riprendere un programma di investimenti, trattenere i nostri giovani.
Già, se i Siciliani lo sapessero...
Ma non lo sanno. 
Ormai siamo schierati e radicalizzati su questioni che ci toccano, a pensarci bene, solo di striscio: sei per i migranti o no? Questioni importanti, importantissime, ma non così urgenti e vitali come la nostra stessa sopravvivenza.
Schiacciati dalla propaganda di regime i pochi siciliani che non si astengono alla fine si schierano con i nostri nemici.
Che fare? Morire di "voto utile"?
Preferite che vi strangoli il Nord egoista della Lega o la Germania e Francia insieme appoggiati a spada tratta dal PD (e sottotraccia dal Movimento 5 Stelle)?
Bella alternativa, non c'è che dire.
Ma chi si è schierato si è fanatizzato.
Se Salvini è il "male assoluto", allora quando Di Battista accusa la Francia del Franco CFA dobbiamo "scusarci con Macron" per dimostrare che non siamo sporchi leghisti anche noi. Dobbiamo dire che chi aiuta il traffico di esseri umani è un benefattore dell'umanità, sennò siamo razzisti anche noi.
E se invece è l'Europa il male assoluto, allora dobbiamo inghiottirci l'Autonomia differenziata e truffaldina della Lega, dobbiamo sopportare la deriva fascistoide che avanza in Italia, perché sennò siamo sporchi liberal-liberisti, massoni e rettiliani...
Bella alternativa, nella quale cascano almeno il 90% dei Siciliani che seguono ancora la politica.
E sulla quale ho sacrificato decine di amicizie. Chi si è radicalizzato, dall'una parte e dall'altra, mi toglie saluto e amicizia quando dico, quando diciamo "né... né...", perché per lui se non sto con "loro" allora, certamente, sto con gli "altri", con i nemici.
Ma non lo capiamo che i partiti italiani su tutto sono divisi tranne che su una cosa? Lo sfruttamento materiale e il linciaggio morale della Sicilia. Su questo sono tutti d'accordo, anzi, sono un partito unico. L'unico partito per il quale alla fine sino ad ora votano i Siciliani.

Ora si va a elezioni, forse. Forse no, forse sì. Ma se sì, che facciamo? Stiamo ancora una volta a guardare? Ci facciamo imbottigliare ancora una volta nel "voto (in-)utile"?

Non ho risposte, ho solo domande.

Pensate che sia possibile un accordo col demonio, per garantirci un numero, anche piccolo (due collegi alla Camera e uno al Senato) per cominciare ad esserci? O pensate che questo ci snaturererebbe per sempre e diventeremmo come tutti gli altri?

Pensate che dobbiamo presentarci anche sapendo che saremmo schiacciati dal solito voto utile? Che è importante dare ai Siciliani un'alternativa, a costo di grandi sacrifici economici e personali, anche senza risultati concreti? Oppure che questo sforzo valga la pena solo se pensiamo realisticamente di potere ESPUGNARE qualche collegio uninominale?

Non ho risposte, ho solo domande. Ma capisco che tragicamente siamo ad un appuntamento che non possiamo mancare.

Forse ci vorrebbero delle grandi primarie siciliane. Se vogliamo espugnare i collegi ci vogliono persone credibili, con un seguito, ma anche fedeli all'idea, che siano in grado di farlo. Ci vuole anche un garante, per evitare che si candidi l'opportunista di turno che poi, a Roma, ci tradisca.

Prima di parlare di simbolo e di programma, è proprio dai candidati e dalle firme che si dovrebbe partire. Ora, non dopo! Dopo, a camere sciolte, sarà troppo tardi per organizzarsi.
Chi si candida deve portare con sé almeno 500 firme sicure per la lista, altrimenti non ha alcun consenso, non è credibile.
Siamo in grado di mappare la Sicilia dei collegi elettorali ed aprire le primarie siciliane per tempo?
Non c'è dubbio che Siciliani Liberi deve avere un ruolo di servizio principale in questa operazione, perché è l'unica forza politica che sino ad ora ha dimostrato, con la generosa presenza alle regionali, di farcela. Ma è anche necessario che questa generosamente metta la propria struttura, e forse anche il proprio simbolo, da modificare leggermente, a disposizione di tutte quelle realtà e personalità che condividano un programma ipersemplificato, fatto da un punto solo!:
1. Attuazione nello spirito e nella lettera del dettato confederale presente nello Statuto siciliano originario, anche per tappe, a costo di modificare leggi, trattati e costituzioni, italiana ed europea come CONDIZIONE PER APPOGGIARE UN GOVERNO ITALIANO DI QUALSIASI COLORE
2. Libertà di coscienza su TUTTI GLI ALTRI TEMI

Amici miei, che ne pensate?
Ps. E se non ce la facessimo a presentare le liste: guai ai vinti!

Massimo Costa