MusumeciPALERMO - “Il presidente Musumeci non si limiti a un ricorso alla Corte di giustizia della Ue, che ha certo un grande valore politico, ma dove, lo ricordiamo, lo Stato italiano ha il suo componente giudicante e noi no; faccia approvare all'Assemblea siciliana una nuova legge elettorale per le Province, in cui sia ribadita l'elezione diretta dei consiglieri e sia ribadita la competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali. Vediamo così se il governo Conte ha il coraggio di sposare la legge Del Rio, il più bieco centralismo, e impugnare la nuova legge o no”. E’ la richiesta dei ‘Siciliani Liberi’ al presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, dopo la sentenza della Consulta che ha respinto il ricorso contro l’impugnativa del Cdm che aveva cassato la norma sull’elezione diretta nelle ex Province e nelle tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.

Gli indipendentisti ricordano “che se nessuno impugnerà la nuova legge sull’elezione diretta, questa andrà in Gazzetta e sarà applicabile”. “Dimostrate lei e l'Ars – aggiungono i ‘Siciliani Liberi’ - di stare nei fatti dalla parte dei siciliani. E se lo ricordi anche per tutti gli altri articoli dello Statuto, non solo per l'art. 15, che di fatto con questo pronunciamento della Consulta viene neutralizzato, l’ennesimo colpo di scure sullo Statuto autonomistico”.
Gli indipendentisti apprezzano la scelta di Musumeci di fare proprie “le nostre argomentazioni” ma lo incalzano ad andare avanti senza tentennamenti. “Siamo contenti di avere dato un contributo di idee, decisivo, alla politica siciliana – concludono - L'appello di Musumeci all'unità siciliana, su questo punto, restando la nostra opposizione su tutto il resto, non può e non deve mancare. Ma il presidente Musumeci agisca immediatamente”.

la corte costituzionale 1 728Secondo gli indipendentisti di Siciliani Liberi, la recente sentenza della Corte costituzionale è l'ennesimo scandalo, l'ennesima pagliacciata giuridica, l'ennesima mostruosità giurisprudenziale, con la quale uno Stato italiano sleale e vigliacco attacca le prerogative della Sicilia trincerandosi dietro i soliti presunti e inviolabili "principi generali dell'ordinamento costituzionale"; principi che nessuno sa quali siano, ma che hanno consentito, dal 1957 ad oggi, di smontare, pezzo per pezzo, l'autonomia confederale garantita alla Sicilia il 15 maggio del 1946.

Questa sentenza dimostra ancora una volta che la Corte Costituzionale è un giudice MAL COSTITUITO e MAL DISPOSTO nei confronti dell'Autonomia siciliana, presso il quale è perfettamente inutile costituirsi, come è inutile costituirsi presso ogni giustizia politica e faziosa. La Corte Costituzionale NON È il giudice naturale dei conflitti di competenza tra Stato e Regione. Il giudice naturale, illegittimamente soppresso con un colpo di stato nel 1957, è e resta sempre l'Alta Corte di Giustizia per la Regione siciliana. Queste sentenze dimostrano che l'inadeguatezza non è solo formale ma decisamente sostanziale.

Questa sentenza dimostra ancora una volta l'inutilità, la completa vacuità, degli "autonomismi statutari". "Applichiamo lo Statuto!" è lo stanco slogan ripetuto da autonomisti e centralisti, tra i quali - non dimentichiamolo - anche la "Diventerà bellissima" dell'attuale Presidente della Regione e il Movimento 5 Stelle. Quale statuto vogliono applicare questi signori? Quello castrato dalle sentenze della Consulta o quello vero? Su questo bisognerebbe quanto meno fare un po' di chiarezza. E con quali strumenti giuridici leciti pensano di superare una sentenza che è ormai apertamente ABROGATIVA di TUTTE le prerogative che il Popolo Siciliano merita per diritto naturale storico e inalienabile e che la Costituzione repubblicana italiana ha formalmente riconosciuto.

Borsellino convegno 2018PALERMO - “O si fanno la guerra o si mettono d’accordo-Stato italiano e Cosa Nostra dalle origini alla strage di via D’Amelio” è il tema del convegno organizzato dai giovani del partito dei “Siciliani liberi” in programma domani, alle 17, nella sede degli indipendentisti in via Isidoro La Lumia n.7, a Palermo, per ricordare il giudice Paolo Borsellino nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio dove furono assassinati anche gli agenti della scorta.  Interverranno tra gli altri il giornalista Giulio Ambrosetti e lo scrittore Ignazio Coppola.
L’incontro prende spunto dalle motivazioni delle recenti sentenze dei processi sulla trattativa Stato-mafia e sulla strage di via d’Amelio. “I giudici di Caltanissetta, affermando che sulle indagini relative alla strage si è consumato uno dei ‘più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana’ – sostengono i giovani dei ‘Siciliani liberi’ - hanno di fatto decretato l’assoluta inattendibilità dei primi due processi. Più che di procedimenti giudiziari si può parlare, infatti, di una vergognosa farsa, l’ennesima, in cui la ricerca della verità è stata ostacolata da depistaggi dei servizi segreti, dalla fabbricazione ad arte di falsi testimoni, da documenti spariti o distrutti. Come Portella della Ginestra, insomma, via d’Amelio sembra destinata ad allungare la lista degli irrisolti ‘misteri’ d’Italia. Per tentare di ottenere le risposte che ancora cerchiamo occorre, dunque, affidarsi alla ricerca e allo studio della verità storica, anche al di là degli esiti dei processi”

Assemblea Regionale SicilianaPalermo - "Alla fine ha vinto l'inciucio. Con la complicità del M5s e del Pd, la deputata Elvira Amata è stata eletta presidente della commissione Statuto dell'Assemblea siciliana, co i due vice presidenti Elena Pagana (M5s) e Baldo Gucciardi (Pd). E' la vittoria del presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, degli inciucisti e dei gattopardisti. Soprattutto i grillini, che in campagna elettorale si erano impegnati nella difesa, nell'applicazione e attuazione dello Statuto autonomistico, hanno tradito il popolo siciliano consegnando la guida della commissione a una parlamentare espressione di Fratelli d'Italia, il partito più centralista e distante dall'identità autonomista siciliana". Così la presidente del partito indipendentista dei “Siciliani Liberi”, l'avvocato Antonella Pititto, commenta l'elezione dell'ufficio di presidenza della commissione Statuto.

   "Avevamo messo in guardia il Parlamento regionale dal compiere una scelta scellerata, purtroppo avevamo ragione - afferma Antonella Pititto - Ancora una volta è stata persa un'occasione importante. E ora il rischio è che la carta statutaria venga ulteriormente svilita dai partiti italiani. Il problema non è quello di modificare lo statuto ma di attuarlo: serve una commissione paritetica valida per l’emanazione dei decreti attuativi necessari per l’attuazione dello statuto da fare approvare in Assemblea e nel Parlamento nazionale con l'obiettivo di dare seguito alla carta statutaria che rimane attuale apportando quelle pochissime revisioni per adattarlo al contesto di oggi. E’ questo è un compito che bisogna assegnare a chi ne ha le competenze". Per la presidente dei 'Siciliani Liberi' l'elezione di Amata "avrebbe dovuto incontrare una forte opposizione soprattutto da parte dei grillini che alle regionali avevano promesso di difendere lo Statuto indossando persino le con magliette con la Trinacria e Luigi Di Maio in prima linea. E invece proprio loro hanno tradito i siciliani".​

 

 

antonella pititto

PALERMO - "Siamo ben lieti che il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè stia lavorando per la composizione della commissione Statuto che avrà un ruolo fondamentale nella trattativa per la piena applicazione della carta autonomista della Sicilia ma siamo seriamente preoccupati per le voci sulla scelta del presidente della commissione, quello di Elvira Amata non appare il profilo giusto per diversi motivi". Lo dice la presidente del partito indipendentista "Siciliani Liberi", l'avvocato Antonella Pititto. "La deputata Amata fa parte di Fratelli d'Italia che è il partito più centralista e lontano dall'identità siciliana, per cui questa scelta andrebbe senza dubbio nella direzione opposta a quella di avere una guida della commissione che abbia intrinsechi i valori autonomisti - afferma Pititto - Ovviamente nulla in contrario che sia una donna a guidare la commissione, anzi di donne in posti chiave ce ne vorrebbero molte di più".

Per Pititto inoltre "è fondamentale che a presiedere la commissione Statuto sia una persona competente e che conosca in profondità la carta statutaria". "Non è  questo il momento di scelte di partito per occupare poltrone - sostiene Pititto - Bisogna individuare un presidente che rappresenti i valori dell'autonomia perché abbiamo di fronte una trattativa importante con lo Stato sull'applicazione piena dello Statuto che rappresenta la chiave di volta sopratutto in materia finanziaria per lo sviluppo reale della nostra isola". "Noi Siciliani Liberi facciamo un appello al presidente Miccichè e all'intero Parlamento affinché la commissione sia rappresentata ai massimi livelli per portare avanti le istanze dell'autonomia finanziaria della Sicilia", conclude la presidente Pititto.

TASSE UNIVERSITARIE

Alla protesta delle associazioni studentesche per gli aumenti delle tasse universitarie, Micari offre risposte e soluzioni che ci saremmo aspettati da un contabile di bottega. Lo invitiamo a smettere i panni del ragioniere e a dare risposte confacenti al Rettore di uno dei principali atenei della Sicilia e dell'intero Sud Italia. Il tema degli aumenti delle tasse universitarie va letto alla luce degli indicatori socio-economici e dei dati statistici che dimostrano l’esistenza di una drammatica “questione meridionale” anche nell'ambito dell'istruzione universitaria. I recenti rapporti dello Svimez indicano che sempre più giovani, sia studenti che laureati, emigrano dalle regioni del Sud Italia andando ad arricchire il tessuto socio-economico del Centro-Nord. Tra le regioni più colpite da questo esodo spicca proprio la Sicilia, affiancata dalla Puglia. Per il Sud i danni economici provocati dall'emigrazione studentesca sono stimati in 3 miliardi di euro annui a causa dei mancati consumi pubblici e privati, a tutto vantaggio dell'economia centro-settentrionale. A ciò si aggiunga che il totale di spesa pubblica “persa” per formare laureati destinati ad emigrare al Centro-Nord ammonta a 1,8 miliardi di euro l’anno. Inoltre, secondo il “Rapporto sul Benessere equo e sostenibile” elaborato dall'Istat, in Sicilia oltre 38 giovani su 100 non lavorano né studiano (sono i cosiddetti “neet”) e Palermo è la città metropolitana con il dato più allarmante d'Italia (41,5%). Il quadro, già di per sé grave ed angosciante, è reso ancora più drammatico dal tasso di disoccupazione giovanile, che in Sicilia sfiora il 60%. Sono queste le condizioni che determinano il minor gettito per gli atenei e su cui bisogna intervenire. In un simile contesto, l'aumento delle tasse universitarie per le fasce sociali a medio reddito non farà altro che aggravare la situazione complessiva dell'ateneo palermitano.

A decine di migliaia di giovani siciliani è stata da tempo tolta la speranza di costruire un futuro dignitoso nella propria terra. Il compito delle università pubbliche del Sud dovrebbe essere quello di contribuire ad invertire le terribili tendenze in atto, agendo da stimolo per l'innovazione ed il progresso socio-economico, con azioni anticicliche. Quello che Micari non dice, adottando provvedimenti che assecondano le tristi dinamiche presenti, è che il sistema universitario italiano è congegnato in modo tale che le università del Sud debbano raschiare il fondo del barile pur di sopravvivere. Se non interverranno profondi cambiamenti nella distribuzione dei fondi pubblici, la prospettiva che ci attende è l'ulteriore ridimensionamento, per non dire la chiusura, delle università meridionali e in particolare di quelle siciliane. Micari, piuttosto che tentare di far quadrare i conti sulle spalle delle famiglie siciliane, si faccia portavoce – insieme ai rettori degli altri grandi atenei del Sud Italia – di una giusta battaglia: richieda al governo italiano, come suggerito di recente dalla “Rivista economica del Mezzogiorno” pubblicata dallo Svimez, l’istituzione di un fondo di riserva per gli atenei del Sud e maggiori risorse pubbliche, in modo da sanare i fortissimi squilibri esistenti tra università di Serie A, tutte al Centro-Nord, e università di Serie B, ovviamente tutte concentrate al Sud.