Irfis: la Banca dei Siciliani. Ma perché i politici antepongono sempre l’interesse di bottega al bene comune?

Leggiamo in questi giorni degli anatemi contro Crocetta, specie da parte del centro-destra, reo questa volta di avere ottenuto per l’IRFIS, la finanziaria della Regione Siciliana, la licenza bancaria, cioè – lo diciamo per i non addetti ai lavori – la capacità di avere, come le comuni banche, la potestà di creare dal nulla moneta bancaria, ciò che equivale, seppure in maniera surrettizia, alla potestà di battere moneta.

 

 

Naturalmente Crocetta non è per questo un benefattore della patria, anzi a dire il vero dubitiamo che questa “mossa” sia stata veramente decisa da lui. E’ vero, senz’altro vero, che la potestà di spesa che deriverà alla Regione da questa facoltà, sarà utilizzata in modo clientelare. E’ giusto fare, come hanno fatto alcuni giornali locali, una denuncia della possibilità che questa licenza sarà usata dall’IRFIS per pagare la campagna elettorale al PD, magari per il SI al referendum costituzionale, contribuendo al consolidamento del regime renziano. E’ giusto denunciare che le persone messe a capo di questa operazione sono quanto meno del tutto inadeguate, per non dire peggio. E’ giusto rivendicare l’autonomia del potere finanziario dai capricci della politica, specie di questa politica. Questa giusta critica ce la saremmo aspettata e la condivideremmo.

Ma il furore delle opposizioni non arriva a tanta finezza. La loro non è critica nell’interesse nazionale siciliano, secondo noi è solo “invidia” per non potere usare loro questo potere. E allora? E allora giù con il furore distruttivo, anche, incredibilmente, da parte di presunti “nazionalisti siciliani” che invocano centralismo e rigore europeo, a quanto pare ben poco nazionalisti e ben poco siciliani. Che venga la Banca d’Italia, si stanno violando le norme europee sulla concorrenza, che orrore,… Ricordo a questi signori che dal 1948, quando furono fatti i primi decreti attuativi in materia bancaria dello Statuto, sino al 1994, la Regione Siciliana di fatto controllava il Banco di Sicilia il quale, per mezzo della moneta bancaria, continuava surrettiziamente ad essere un istituto di emissione.

Nel seguito, a seguito di varie operazioni di scorporo, l’IRFIS è stato regionalizzato al 100 % ma con la rinuncia – castrante – proprio alla licenza bancaria che in sé è uno strumento potentissimo. Se non ricordiamo male quegli accordi furono siglati da un tale assessore Gaetano Armao, forse pressato – abbiamo concesso – dalla debolissima forza contrattuale della Regione di allora. Allora ci sembrò che quello fosse il prezzo che doveva pagare la Regione per poter tornare in possesso almeno di una finanziaria regionale al 100 % dopo le operazioni di svendita degli anni ’90 che avevano portato al regalo di Banco di Sicilia e Cassa di Risparmio agli istituti del nord.

E invece, stando alle dichiarazioni di oggi, c’era proprio del metodo in quella scelta di negare la possibilità alla Sicilia di battere “moneta bancaria”. Ovvero, forse, si tratta di semplice cecità: pur di assestare un pugno allo stomaco all’impresentabile Crocetta non si riesce a distinguere tra gli interessi della Sicilia e quelli “di bottega politica”. Seppur fatto per interessi di bassa cucina, che potrebbero essere facilmente contrati, l’attuale acquisizione di una licenza bancaria pone riparo a quell’ingiustizia ed autolesionismo. Ci si scandalizza che con un versamento, da parte della Regione, di soli 100 milioni di euro, l’IRFIS potrà mobilitare una cifra 10 volte superiore, cioè un miliardo. Che scandalo! Dovremmo andare a guardare se c’è danno erariale… Ma per favore… Signori, è semplicemente il meccanismo del moltiplicatore bancario. Con una leva di 100 milioni ho una capacità di spesa di 1 miliardo. E’ questa la “moneta bancaria”.

Lo sanno i detrattori che, senza questa licenza, questi 900 milioni la Regione li potrebbe ottenere solo coi seguenti tre metodi: maggiori tasse per 900 milioni, maggiore debito per 900 milioni, minori spese (cioè tagli) per 900 milioni? Ma che strategia è? Quella dei falchi dell’UE e dell’austerità? Insomma, è proprio togliendo agli stati (e alle regioni) ogni possibilità di battere moneta che i popoli europei sono stati condannati al debito eterno, e noi attacchiamo proprio su questo Crocetta. Cos’è? Invidia dell’austerità greca? Ma lo sanno questi signori della “destra” sicula e pseudo-nazionalisti che tutti i laender tedeschi hanno una banca, una banca che sfugge ai conti pubblici e che batte moneta e fa la differenza. E noi, che abbiamo emesso la nostra moneta dalla notte dei tempi, dovremmo rinunciare a questa facoltà? Lo sanno questi signori che fino al 1994 la Regione non aveva bisogno di alcun rating perché i deficit erano ripianati con moneta bancaria da parte del Banco di Sicilia ad interesse quasi nullo? Si creava moneta dal nulla e la si prestava quasi ad interesse zero alla Regione per chiudere i bilanci e questo garantiva una politica keynesiana di deficit spending che bene o male ha dato ai nostri padri la possibilità di sopravvivere. Certo si era subalterni al Nord anche allora, si spingeva sull’assistenzialismo e non sullo sviluppo autonomo, ma certamente non c’è paragone con oggi.

Oggi è solo fame e disperazione. Oggi sentiamo solo dire “siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità” e con questo ritornello ci vessano con il 66 % di pressione fiscale e con tagli disumani ai servizi pubblici e ad ogni tipo di reddito in un avvitamento senza fine. E invece è proprio questo circolo vizioso che va spezzato. Si può e si deve pretendere autonomia nel governo dell’istituto finanziario siciliano. Questo deve rispondere solo alla legge e fare uso delle risorse a disposizione solo per realizzare i programmi economici del Governo, come approvati dal Parlamento. La sua governance deve essere di altissimo profilo, non sottogoverno. Ma, se questo sarà garantito, e non è impossibile farlo, sapete cosa potremmo fare con una nostra banca e con le risorse che ne derivano?

Intanto la Regione non deve più indebitarsi con la CDP a interessi usurai, come ha fatto con i mutui di questi anni, che ci condannano ad avere il fisco più severo d’Italia. Poi, con le risorse attivabili, si può lanciare un programma di investimenti e di sostegno al reddito per i moltissimi espulsi dal lavoro, anche le masse in uscita da un precariato pubblico al tramonto. Con la banca propria la Regione potrebbe cartolarizzare i crediti verso lo Stato (miliardi di euro), depositarli presso l’IRFIS, il quale aprirebbe alla stessa un conto di corrispondenza. Significa anticipare l’incasso dei crediti verso lo Stato immettendo liquidità nel nostro sistema economico.

Con la banca propria la Regione può, per i tributi di propria competenza (dall’IRE all’IRES, dall’IVA ai bolli auto) emettere titoli /prestiti interni sotto forma di certificati di credito fiscale, utili per pagare le imposte, che potrebbero girare nel territorio con la Regione sotto forma di moneta complementare. Insomma, attenti a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Ma quand’è che ragioneremo pensando all’interesse Siciliano come unica stella polare della nostra politica anziché solo a come disarcionare chi è a Palazzo d’Orléans oggi per sederci noi? E invece che fanno questi signori? Abrogano di colpo gli articoli 40 e 41 dello Statuto (questo è scritto nella proposta di revisione dello Statuto), invece di adeguarli ai tempi. Se volete ve lo diamo noi un consiglio, costruttivo. Smettetevela di prendervela con la licenza bancaria dell’IRFIS o con le deroghe alle leggi di spesa delle altre partecipate (con quelle norme non funziona niente, è sicuro) e chiedete garanzia sulle “modalità” di spesa, sulle “nomine” per la governance e sull’autonomia di gestione dell’istituto. 

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