Moneta fiscale in Sicilia? Sarebbe un successo per la Sicilia

(di Massimo Costa)

Ieri, presso l’IRFIS, l’assessore all’Economia Armao ha tenuto un workshop sul tema della moneta fiscale.

Chi ci ha seguito sa che la “moneta fiscale” è uno dei punti salienti del Progetto ZES che abbiamo portato avanti in campagna elettorale alle regionali e che portiamo ancora avanti.

L’Assessore, sapendo bene che di questi progetti non ce ne sono molti in giro, ha invitato quindi alcuni tra gli economisti autori del gruppo “Moneta Fiscale” autori del progetto, firmato da me, da Biagio Bossone, Marco Cattaneo e Stefano Sylos Labini.

Di comune accordo (anche perché Stefano era impegnato altrove) abbiamo convenuto che gli amici Biagio e Marco presentassero il progetto e che io non andassi all’evento. Tra me e l’Assessore Armao ci sono state e ci sono tuttora notevoli divergenze politiche, io appartengo a una forza di opposizione, e una mia presenza immediata avrebbe potuto causare legittimo imbarazzo reciproco e anche strumentalizzazioni esterne. Tutto sommato questa pare una decisione prudente. Per nome è stato scelto quello di un antico progetto dell’amico Bossone (il “Sole” di Sicilia) ma i contenuti sono perfettamente identici al “Tarì” di cui abbiamo parlato in campagna elettorale.

Ma, “Sole” o “Tarì”, noi Siciliani Liberi dobbiamo e possiamo solo essere contenti se una parte così qualificata del nostro programma entra nell’agenda politica. Le nostre pressioni, sul piano dell’informazione e dell’attivismo stanno dando i primi frutti.

Opporsi a questa scelta – sempre ammesso che il Governo regionale voglia davvero andare fino in fondo – sarebbe miope. Quando le cose del nostro progetto si fanno noi dobbiamo solo esserne fieri.

Se continuiamo su questa strada si può aprire una stagione di riforme istituzionali per la Sicilia; stagione indispensabile per la stessa sopravvivenza dell’Isola.

Il DEF varato dal Governo mette in luce impietosamente un Popolo in agonia. La soluzione è una sola; passare dalle parole ai fatti. Se il Parlamento siciliano e il Governo siciliano intendono fare fatti non devono trovare negli indipendentisti ostacolo. Se fanno solo parole dobbiamo essere la loro spina nel fianco, raccontare ogni giorno fatti e misfatti, progressi e regressi su ogni trincea in cui gli interessi della Sicilia sono in gioco.

La moneta fiscale può essere un buon punto d’inizio. Ma – ricordiamo – che questa è inattuabile se sganciata da una TOTALE attuazione degli artt. 36 e 37 dello Statuto, cioè è inattuabile se gli accordi stipulati da Crocetta non vengono buttati nel cestino e la Sicilia non si riprende tutte le entrate tributarie che le spettano, compresi i tributi il cui presupposto matura nell’Isola ed è riscosso altrove. E non è attuabile se, come prevede l’art. 37, l’Agenzia delle Entrate non viene regionalizzata. E, a sua volta, la Sicilia non può pretendere la ridefinizione di tutti i propri diritti sulle entrate, se non si prende – a sua volta – le residue spese a carico dello Stato, Polizia inclusa, proprio come prevede lo Statuto.

Insomma, la Questione Finanziaria Siciliana è una specie di “Cubo di Rubik”: non puoi sistemare solo una faccia, o tutte o niente. Devoluzione di entrate e agenzia, totale devoluzione amministrativa e moneta fiscale sono tre battaglie indisgiungibili. 

Subito dopo vengono gli altri tre elementi della ZES: possibilità di manovrare le imposte (fiscalità di vantaggio, anche sulla benzina), sburocratizzazione e zona franca doganale.

Su questi temi a mio avviso dovremmo lanciare un indipendentismo 2.0: di lotta e di confronto costruttivo con tutte le forze che intendono difendere la Sicilia. Restare alternativi ai partiti coloniali, ma mettere a frutto il nostro potenziale di programma, che in fondo è l’unico in grado di salvare la Sicilia.

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