Siciliani Liberi è vicina alla città di Niscemi, dove una terribile frana – aggravata dalla furia del Ciclone Harry – ha causato l’evacuazione di mille cittadini dalle loro abitazioni, strappandoli al loro diritto primario costruito con il frutto di una vita di duro lavoro. Niscemi è un territorio che basa la sua economia principalmente sull’agricoltura e il ciclone ha devastato le coltivazioni di carciofi, creando al comparto danni incalcolabili che non sappiamo se riceveranno mai ristoro.
È come se non bastasse la tragedia che nella nostra isola si diverte a tessere le sue trame aiutata dalle istituzioni, una frana mette in pericolo e isola l’intero paese. Il problema non è affatto una novità: ci chiediamo se fosse davvero necessario arrivare a una frana con un dislivello di dieci metri per accorgerci del problema e per ricordarci che la Sicilia ha anche un entroterra. La Protezione Civile arriva per constatare un disastro ampiamente preannunciato a causa delle caratteristiche del territorio e per l’incuria nella gestione degli interventi di messa in sicurezza. Siciliani Liberi ritiene che la salvaguardia del suolo, pur non generando un “dividendo politico” immediato, debba essere una priorità assoluta. Questa volta non ci sono state vittime, ma la prossima potremmo non essere così fortunati.
I territori interni della nostra isola sono abituati all’assenza istituzionale, soprattutto dello Stato. Le strade sono dissestate ovunque e la loro manutenzione è spesso dovuta a privati di buona volontà o a sindaci illuminati ma con competenze limitate, costretti a pietire aiuto dalle istituzioni per poi vedere le tasche dei propri cittadini svuotate dalla pressione fiscale di un governo incapace. Bisogna denunciare con forza che questa fragilità non è casuale: sono proprio le risorse sottratte alla Sicilia a impedire la messa in sicurezza del territorio. Un sistema-Stato che, violando Statuto e Costituzione, priva i siciliani delle loro risorse economiche: tema, questo, carissimo a Siciliani Liberi.
Discorso diverso vale per il MUOS, situato nella sughereta di Niscemi, che invece viene costantemente messo al sicuro con imponenti lavori di consolidamento. Due pesi e due misure nello stesso territorio.
Questo movimento ha un legame affettivo profondo con questa cittadina; siamo vicini a chi rischia di restare senza casa e ai lavoratori colpiti dal ciclone. Siamo stati al loro fianco nelle lotte contro il MUOS per difendere il diritto alla pace e alla salute. Restiamo consapevoli della nostra responsabilità nel perseguire l’indipendenza di questa Isola: una terra che non viene punita dalla natura, ma dall’assenza di un governo che ha deciso che la Sicilia e i siciliani siano solo risorse da sfruttare.
Ad oggi, nonostante il disastro, non risulta ancora alcuna delibera di Stato di Emergenza Nazionale per i fatti di questi giorni. Ma avvertiamo: non accetteremo che, quando arriverà, si riveli l’ennesimo fallimento speculare allo “Stato di Emergenza Idrica”. In quel caso, oltre ai proclami, non è stata riparata una sola conduttura colabrodo, lasciando i cittadini nel disagio e le responsabilità nel limbo. Niscemi non ha bisogno di commissari straordinari per gestire le macerie, ma di fondi certi per fermare il fango e ricostruire. Ogni ulteriore ritardo non farà che confermare la totale assenza di dignità della dirigenza attuale.