Quanto regala la Sicilia all’Italia di accise petrolifere?

(elaborazione tratta da Alessandro Dagnino, FB, 18 agosto 2016)

Di solito, quando si parla di “Indipendenza Siciliana”, la prima reazione dell’interlocutore medio, ben indottrinato dalla propaganda centralista è: “ma siamo pazzi? da soli moriremmo di fame! se non fosse per l’Italia che ci mantiene…”.

Ma è poi vero che la Sicilia è mantenuta dall’Italia e non viceversa? Facciamo quattro conti, oggi, su quanto guadagna lo Stato italiano dalle imposte indirette di produzione e consumo riscosse in Sicilia…

 

Purtroppo nei Conti Pubblici Territoriali, pubblicati periodicamente dal Ministero dello Sviluppo Economico, non si dà un dettaglio così approfondito su questa essenziale informazione.

Per sopperire a questa carenza d’informazione ci sono due vie.

La prima è quella adottata dallo studioso e professionista Alessandro Dagnino, riportata nell’immagine, il quale trae dal report dell’Unione Petrolifera il gettito complessivo delle imposte sull’estrazione e raffinazione di idrocarburi, complessivo nazionale,e poi lo rapporta, come chiaramente indicato in legenda, alla Regione Siciliana.

Siamo andati a verificare i dati, e sono risultati del tutto corretti. Nel 2013, ultimo anno disponibile, il gettito “nazionale” è stato pari a circa 27,2 miliardi. Il gettito “siciliano” in quanto tale non è noto, ma lo studioso fa una stima assolutamente prudenziale, basandosi sulla percentuale del greggio nazionale estratto, cioè del 15 %. Se un “errore” è fatto in questa stima, è stato fatto di proposito per essere prudenti a favore dello Stato. Lo studio, infatti, riporta che ben il 21 % delle importazioni e il 38 % delle raffinazioni hanno sede in Sicilia e – come è noto – la maggior parte del gettito è sul raffinato e non sull’estratto.

Comunque, sia pure con questo limite di estrema prudenza, rapportando al 15 % il gettito nazionale, viene un ammontare prodotto in Sicilia spaventosamente alto: 4 miliardi l’anno! In pratica poco meno di tutta l’IRPEF che ogni anno la Regione riesce a mettere insieme. Considerata la prudenza nella stima che abbiamo detto, ad un primo sommario conto, risulta che una Sicilia indipendente potrebbe, senza danno, azzerare tutte le attuali imposte sui redditi, o – in alternativa – dimezzarle e al contempo dimezzare l’IVA.

Non è così semplice – si obietterà – perché lo Stato dovrebbe in quel caso scaricare sullo Stato indipendente tutte quelle spese che oggi sostiene per nostro conto. Anche questi conti abbiamo fatto, ma oggi non vogliamo appesantire troppo i nostri lettori. Resta evidente, però, che tra IRPEF e IVA riscosse in Sicilia ma incassate dallo Stato (che Baccei, non noi, quantifica per 7 miliardi l’anno, in realtà sono molti di più), tra IRES delle società non residenti (il famoso art. 37) che nessuno mai riesce a quantificare bene ma che difficilmente potrà essere minore di alcuni miliardi l’anno, tra questi 4 miliardi di accise, già arriviamo a una somma fra i 12 e 15 miliardi, certamente molti di più di tutte le spese ancora svolte direttamente dallo Stato in Sicilia (polizia, scuola, università e quasi nient’altro), compresi i trasferimenti a Regione ed enti locali (qualcosa sulla sanità, e briciole agli enti locali). Insomma, che la Sicilia indipendente sia sostenibile, e ce ne sia d’avanzo per dare una bella sforbiciata alle tasse, è di evidenza palmare, da spiegare soltanto a tutti i Siciliani.

Ma noi rifacciamo il calcolo con un altro metodo, per essere sicuri che non stiamo sbagliando.

Questa volta partiamo, come si può, dai Conti pubblici territoriali.

Questi ci dicono che le imposte indirette che lo Stato (non la Regione!) trae ogni anno dalla Sicilia sono pari a 13 miliardi di euro.

Ci dicono che di questi 13, 7,6 miliardi sono dati dall’IVA, il resto non si sa con esattezza… ma in mezzo ci sono anche le nostre imposte petrolifere.

Ora, i conti della Regione (confronta grafico sopra) dicono che di questi 7,6 miliardi solo 1,9 sono girati alla Regione. Gli altri li trattiene lo Stato. Baccei dice (la stessa fonte di cui sopra) che sono 4 miliardi, 4 sui famosi 7 (gli altri 3 sarebbero di IRPEF), ma a casa nostra 7,6 – 1,9 fa 5,7 e non 4. La Sicilia quindi, a parte le imposte petrolifere, regala, tra IVA alle dogane siciliane e IVA sui consumi interni, 5,7 miliardi l’anno. Cifre da capogiro. La parte restante, tra cui le imposte petrolifere, è TUTTA incamerata dallo Stato SENZA ALCUNA DEVOLUZIONE ALLA REGIONE.

Se l’aritmetica non è un’opinione 13 – 7,6 = 5,4. Quindi, in fondo, poco più di quanto calcolato dall’Avv. Dagnino più sopra.

Come mai questa differenza? Per due motivi. Intanto perché esistono imposte di produzione minori, poco rilevanti, che non sono petrolifere, e poi soprattutto perché, come abbiamo detto, il conto di cui sopra era estremamente prudente.

Quindi, di accise mancano – è confermato – 5 miliardi l’anno, milione più o meno.

Con queste risorse, oltre all’indipendenza, la Sicilia può quasi abolire il carico fiscale ordinario, diretto e indiretto o, in alternativa, dare finalmente alla nostra terra, infrastrutture degne di un paese civile, o una combinazione delle due cose.

Di fronte a questi numeri c’è ancora qualcuno che ha qualche dubbio sullo status coloniale della Sicilia o sulle reali motivazioni che spingono stampa italiana e ascari locali per l’abolizione di uno statuto mai applicato?

Fatelo sapere, fate girare, e gli indipendentisti aumenteranno a vista d’occhio.

I dati sono pubblici e certificati: Conti Pubblici Territoriali, Report Unione Petrolifera, Rendiconto Regione Siciliana. Leggere per credere.

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