Impugnato il Bilancio dello Stato. Passettino avanti, ma la Sicilia non può attendere, ci vuole ben altro

La Regione impugna il bilancio dello Stato.
Non conosciamo i dettagli perché le notizie giornalistiche sono imprecise.
Ma pare che, non contento dei saccheggi passati, lo Stato chieda ulteriori tagli alla Sicilia, compromettendo ancora una volta servizi essenziali.

A questo punto anche il “bell’addormentato” (il Governo Regionale) è costretto a svegliarsi. Troppo poco, troppo tardi, e troppo sospetto a pochi giorni dal voto.
Ma è un segnale chiaro per chi vuole capirlo. È la politica siciliana tutta che deve svegliarsi e mettere AL PRIMO POSTO, la Questione Finanziaria siciliana.
La Questione Finanziaria siciliana non è UNA questione.
È LA questione. E dovrebbe essere semplicemente il PROGRAMMA DI GOVERNO. Non può essere oggetto solo di atti estemporanei, per farci dire “vedete? facciamo qualcosa”.
Non c’è più spazio per “graziose concessioni” e “umili richieste”. O si apre il confronto, anzi lo scontro, con lo Stato, o non ne usciremo vivi.
Se le altre forze politiche (compreso questo governo finora insignificante e coloniale) sono dalla parte della Sicilia, noi saremo compatti. Tutti i Siciliani dovrebbero esserlo. Altrimenti non siamo disposti a farci prendere in giro. Se cambia registro, anche noi lo cambieremo. Un ricorso è ancora troppo poco.
Un paradosso: alle ex-province lo stato non dà più un centesimo, vivono di un pietoso contributo regionale che consente a malapena di pagare gli stipendi e non di svolgere le note funzioni essenziali in materia di scuole e strade.
Adesso lo stato (rigorosamente in minuscolo) vuole dalle ex-province siciliane 200 milioni l’anno!
Cioè vuole i soldi che la Regione, con grandissimo sacrificio, dà loro per sopravvivere.
Altro che “Ricorso in Consulta”! Qui ci vorrebbe un conflitto… istituzionale, a livello di Corte di Giustizia UE, di Corte Internazionale de L’Aja, arrivando a tutto ciò che sarà necessario per ridare ossigeno alla Sicilia.

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