Siciliani Liberi sulla modifica dei decreti attuativi dello Statuto in materia finanziaria

Le modifiche all’art. 6 del decreto attuativo del 1965 sembrano riconoscere, almeno in parte, il diritto dei Siciliani a decidere sulla propria fiscalità.

La pressione culturale e sociale che ha risvegliato in questi anni i Siciliani sui propri diritti, sta finalmente portando qualche frutto, ed è onestà intellettuale riconoscerlo.

La gestione della Presidenza Schifani, dopo un inizio tutt’altro che incoraggiante, in cui rinunciò al gettito delle accise in cambio di un piatto di lenticchie, sembra tentare qualche risultato, da valutare con attenzione, certo senza inutili ostruzionismi, ma anche senza troppo facili entusiasmi.

Ricordiamo che non è in gioco solo l’attuazione dello Statuto. I Siciliani hanno sempre, in tutte le loro Costituzioni, dal Vespro, al 1812, al 1848, previsto che il loro Parlamento dovesse decidere quali erano le tasse che si pagavano in Sicilia. L’art. 36 quindi non viene dal nulla: è il frutto di questa aspirazione secolare all’autogoverno.

È questa l’attuazione vera dell’art. 36? No, non ancora. L’art. 36 prevede che i tributi che si applicano in Sicilia siano LIBERAMENTE decisi dal nostro Parlamento regionale. Questa modifica subordina tale potestà a limiti “decisi da norma dello Stato”. Quello che sarebbe un diritto ora fa capolino come semplice concessione. La sua attuazione dipenderà dalla capacità di negoziazione dei governi regionali, e quindi, sì, è un passo avanti, ma non possiamo per questo considerarci pienamente soddisfatti.

C’è un altro rischio: non avendo passato alla Regione, come lo stesso art. 36 prevede, tutto il gettito delle principali imposte dirette e dell’IVA, ma solo una percentuale, la fiscalità di vantaggio rischia di impantanarsi come “aiuto di stato” proibito dall’Europa. Se disponessimo, invece, del 100% di IRPEF, IRES e IVA, si potrebbe invocare la Sentenza Azzorre, e la fiscalità di vantaggio, sopportata da soli, senza aiuto dall’Italia, sarebbe pienamente compatibile con la normativa europea.

Vigileremo su questa “novità” affinché non diventi l’ennesima promessa tradita. Noi non ci fidiamo di questo governo, da sempre a trazione nordista e siamo consapevoli che se qualche risultato verrà, ciò sarà possibile solo dietro una pressione sempre più forte di un’opinione pubblica consapevole dei diritti della Sicilia.

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