La legge elettorale comunale approvata qualche anno fa in Sicilia, per la quale basta solo il 40% per essere eletti a primo turno, è stata “esportata” poi alla legge elettorale dello Stato italiano. Questa volta, purtroppo, la Sicilia ha fatto scuola in negativo.
La legge elettorale per i comuni non piccoli (dove vige invece il sistema maggioritario) è da molti anni una legge a misura di partito. Il candidato sindaco che schiera un numero maggiore di liste e, dove presenti le circoscrizioni, con ancora più candidati nelle stesse, è letteralmente trascinato da altre persone, e quindi da un voto clientelare, alla carica di primo cittadino.
C’era però un problema. Questo trascinamento funzionava solo al primo turno. Quando si andava al ballottaggio i pochi che ancora vanno a votare lo fanno secondo coscienza, e spesso ribaltano i pronostici.
Che fare?
Ecco che la partitocrazia si inventa la “maggioranza con la minoranza”: basta solo il 40% al primo turno per evitare il reale confronto con gli elettori. A questo si aggiungono gli sbarramenti elettorali per impedire che sorga qualcosa di nuovo all’orizzonte.
Ma più si blinda il sistema e più gli elettori si disaffezionano al voto.
Per riportarli al voto bisogna che i cittadini scelgano realmente tra i candidati, magari con una doppia scheda, una per il consiglio e una per il sindaco, senza più trascinamenti. O con un’unica scheda, ma anche un’unica lista per ogni candidato sindaco. Solo così sarà ristabilita la democrazia nei Comuni, vere cellule vitali del corpo di una nazione.