
Il Parlamento catalano ha votato a maggioranza un provvedimento che avvia la separazione del paese dalla Spagna. Cosa succederà adesso?
Può essere un esempio anche per la Sicilia?
movimento politico

Il Parlamento catalano ha votato a maggioranza un provvedimento che avvia la separazione del paese dalla Spagna. Cosa succederà adesso?
Può essere un esempio anche per la Sicilia?

Con questa puntata si inizia una storia diversa da quella “istituzionale” che già pubblichiamo da diverse puntate. La “Storia istituzionale”, infatti, si limita a studiare le vicende istituzionali dello Stato di Sicilia attraverso i secoli, per giustificarne il suo diritto storico e naturale all’indipendenza, naturalmente corredando tale diritto di fatti e notazioni giuridiche e non di argomentazioni retoriche o agiografiche che lasciano il tempo che trovano.
Diversa dalla storia “istituzionale” è la storia “politica” che infatti sarà fatta in passaggi più brevi ma più intensi.
Questa è la storia dei Governi e dei Parlamenti che si sono susseguiti nell’Isola, corredata dei passaggi politici e istituzionali più importanti.
Abbiamo deciso di trascurare la storia politica della Sicilia antica, imperiale e saracena, perché troppo lontana da oggi. Forse lo faremo in una fase successiva, quando la storia politica della Sicilia moderna e contemporanea sarà giunta ai giorni nostri.
In questa sede, quindi, partiamo dalla conquista normanna e dal primo dei Governi che ebbe la Sicilia rinata a stato pienamente sovrano: quella del Gran Conte Ruggero I della famiglia degli Altavilla.

E’ come se lo avesse accusato di ‘correità’. Ed è grave. Parliamo dell’assessore-commissario, Alessandro Baccei, che stamattina in Commissione Bilancio dell’Ars ha tirato in ballo il dirigente dell’Ufficio legale della Regione…

È evidente, c’è un vuoto da colmare, dovremo sostituire questi schiavi,
sostituire questi rappresentanti, non già del popolo,
ma servi di un padrone che può garantire loro continuità,
nell’usufruire privilegi e benessere economico.

Si vocifera che nei corridoi della Regione ci sia un’atmosfera da ultima spiaggia. La casta politico-burocratica è assediata e ossessionata dai prossimi appuntamenti elettorali che dovrebbero spazzarla via.

Ieri il primo passaggio a Roma con Montecitorio che ha approvato la truffa in danno dei Siciliani. Con la complicità dei deputati eletti nella nostra Isola. Ora tocca al Senato. Ma è chiaro che ormai bisogna guardare oltre lo Statuto ed oltre la Costituzione…

Ieri l’ennesima vergogna romana. Quello che è successo ci dice chiaramente chi sta dalla parte della Sicilia e chi no. Ottimo l’intervento di Villarosa (M5S), ma non tutti nel suo movimento mostrano la stessa passione…

Anche se la verità ha fatto la sua comparsa su La7, ancora la maggior parte dei media ‘ignora’ la questione. Ebbene, ci pensiamo noi a ricordarlo a tutti quelli che parlano a vanvera e che ancora si ostinano a non riconoscere i sacrifici imposti al Sud per salvare il Nord…

Nei fatti il Duca di Puglia, Roberto, di Sicilia non si poté occupare troppo. Aiutò il fratello Ruggero sulle prime alla conquista dell’Isola, tenne per qualche tempo per sé la città di Palermo, poi solo mezza, e l’alta sovranità sull’Isola, ma non usò mai il titolo di “Duca di Sicilia”. La sua strategia di consolidamento dei possedimenti nell’Italia meridionale e i tentativi di espansione nei Balcani lo portavano lontano.
Fu Ruggero I invece il vero edificatore del nuovo Stato di Sicilia sulle ceneri dell’Emirato in frantumi. Dal 1060 (primo sbarco a Messina) al 1098 (presa di Malta) la sua vita fu un’epopea di conquiste dalle quali sarebbe uscita quella Sicilia che poi sarebbe arrivata sino alla contemporaneità. Al termine di questa epopea l’Apostolica Legazia (1098) riconosciuta da Urbano II garantiva ai sovrani siciliani un controllo autonomo sulla Chiesa siciliana che li rendeva piú simili agli imperatori d’oriente che non a sovrani occidentali.
Ruggero si appoggiò quanto poté su ciò che restava a Palermo dell’amministrazione saracena, molto piú efficiente di quella feudale ancora prevalente in tutta Europa, Italia meridionale inclusa. Anzi potremmo dire che la miscela tra elementi arabi, greco-siciliani, monaci benedettini francesi e la spada dei normanni creò la base per una potenza politica ed economica senza precedenti.
Anche l’amministrazione interna – la divisione in Valli ad esempio – fu complessivamente lasciata, pur se i sovrani normanni su questa ritagliarono una mappa di diocesi vescovili che, con qualche innesto successivo, è tutto sommato ancor oggi riconoscibile.

Dove va la Sicilia di domani? Stiamo assistendo a un lento e silenzioso genocidio?
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